Intervengo volentieri nel dibattito aperto su Libero dal Presidente di Zètema, Francesco Marcolini, a proposito del rinnovamento culturale rappresentato dal sistema museale capitolino. Sottolineo l'uso da parte mia del termine intervento, invece di risposta, come premessa del riconoscimento alle intenzioni di Marcolini, di aver formulato proposte pragmatiche e ipotesi di lavoro positive, estranee, dunque, alla polemica politica corrente. Marcolini, se non interpreto male, individua, nel sistema museale romano sia statale che civico - il luogo cruciale d'incontro tra i diversi linguaggi culturali e, aggiungo io, le diverse esperienze artistiche; al punto di arrivare a prefigurare l'ulteriore ampliamento di luoghi comprendenti le diverse periferie di Roma La constatazione di questa potenzialità deriva sia dal successo di manifestazioni culturali e di spettacolo, sperimentate dalla precedente amministrazione e confermate dall'attuale (dall'Estate nei musei alla Settimana della storia, dal Natale alla Notte futurista), sia dalla conoscenza diretta che entrambi abbiamo avuto, per i nostri rispettivi ruoli, della crescita della rete dei musei civici. Il significato del successo di quelle manifestazioni - alle quali va aggiunta la Notte Bianca, segnata com'era dalle file impressionanti di cittadini in visita notturna al musei sta nella tendenza spontanea al mescolamento dei pubblici e delle stesse domande di cultura il pubblico del teatro e della danza che trova l'occasione per scoprire uno spazio museale minoreè in occasione di un evento, oppure i tradizionali frequentatori di mostre che vivono l'esperienza di spettatori di un concerto di musica contemporanea nello spazio museale. Un processo, sin qui, quasi spontaneo, al quale non sono rimasti estranei neanche i protagonisti della produzione artistico culturale, che hanno da tempo individuato ulteriori luoghi, spazi e occasioni di proposta e di eventi, fuori dai circuiti (oltretutto limitati) tradizionali. - La proposta almeno così io l'ho intesa ha il merito, quindi, di registrare e valorizzare una tendenza già in atto e che poggia su un tratto originale della realtà romana La questione dei luoghi e il carattere diffuso del nostro sistema museale. Mi spiego: la questione dei luoghi è sempre stato un elemento importante nella questione culturale romana sin dalla nascita dell'Estate Romana. Un evento che da effimero è divenuto istituzione stabile e che nasce proprio dalla valorizzazione dei, luoghi quali occasioni di identità cittadina così è stato per il cinema a Massenzio o il jazz nelle ville storiche. Negli anni (diciamo gli ultimi dodici) è, poi, cresciuto un sistema museale civico, praticamente inesistente prima, e che è fatto di musei diffusi, ma di dimensioni non monumentali e che hanno la caratteristica di funzionare, appunto, come rete (di qui il lavoro specifico di una realtà come Zètema). Proprio per questo, concludendo, la proposta di Marcolini acquista senso. Proprio perché accoglie e per altri versi formalizza una domanda di cultura indiscutibilmente crescente. Tutto ciò, però, a due condizioni. la prima riguarda la valorizzazione e la facilitazione della domanda di cultura, laddove, in tempi di tagli, richiama i compiti di più istituzioni: dalla scuola, allo Stato, alle amministrazioni locali. Affermando un clima che consideri come notava, poco tempo fa, un attento osservatore come Gioacchino De Chirico come centrale per la stessa crescita civica della città l'educazione al consumo culturale. Un clima al quale non fa bene la tentazione di voler tagliare le risorse alla cultura, come risposta demagogica ai tempi della crisi economica. La seconda riguarda l'entrata in rete del sistema museale con le altre reti nate in questi anni: da quella virtuale rappresentata dai social network alla realtà tangibile delle biblioteche comunali, solo per fare i primi esempi. Paradossalmente la prima frontiera di allargamento dell'offerta culturale l'avremmo già in casa, mettendo in comunicazione ci che si fa nelle nostre biblioteche civiche o nei piccoli teatri con gli spazi museali romani. Una potenzialità ereditata dall'esperienza amministrativa precedente e che va, semmai, potenziata e valorizzata ulteriormente.