Non c'è accordo sulle strategie «Il mio recente appello, quasi un presagio». Le riflessioni pubblicate domenica scorsa sul Corriere del Mezzogiorno dal presidente della sezione Gargano di Italia Nostra, Menuccia Fontana, e la scoperta per caso in quella stessa domenica che il tetto di una delle chiese dell'abbazia è caduto rovinosamente su un altare con preziosi fregi oggetto di studio, hanno prepotentemente riacceso i riflettori e riaperto antiche ferite. «Proteggete quel pezzo pregiato di storia». Il primo appello è proprio di Menuccia Fontana, che invita il direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ad intervenire ora che l'abbazia è sotto tutela così come la zona di rispetto, l'uliveto che la circonda. «Intervenga con l'autorevolezza del suo ruolo, per farci sperare ancora di vivere in un paese dove esiste un diritto alla conservazione dei nostri beni culturali». Il crollo del tetto è un campanello d'allarme. Non c'è più tempo. Perché il tempo sta lavorando, sta erodendo, sta consumando, sta cancellando. Si sono detti pronti a fare la loro parte in questi giorni gli assessori regionali all'Urbanistica e ai Beni culturali, Angela Barbanente e Domenico Lomelo, soprattutto alla luce del fatto che nella pianificazione strategica di area vasta che nei prossimi mesi potrà impiegare in vari settori qualcosa come 38 milioni di euro, per Kàlena non c'è neppure un centesimo. Il Comune di Peschici sostiene di aver inviato il progetto e di non aver avuto risposte dalla cabina di regia che sovrintende alla pianificazione strategica. "La Provincia può integrare inserendo Kàlena tra gli interventi che otterranno dei fondi nella prima ripartizione. Solleciteremo questo intervento», hanno assicurato Lomelo e la Barbanente, che per ha puntato il dito anche contro il Comune di Peschici che "invece di tutelare un bene così prezioso, programma vicino all'abbazia la costruzione di case con una manovra di 167». Un dibattito dunque sulla necessità di intervenire al più presto che trova una prima indicazione concreta proprio nelle parole del direttore Martines: «L'unica strada è l'esproprio. Se dovessimo avviarlo noi ci vorrebbero tra gli otto e i quindici anni, mentre il Comune può intervenire con procedure più rapide». Una provocazione e niente più la ritiene il sindaco di Peschici, Domenico Vecera: "Siamo pronti ad espropriare. Lo Stato ci dia un milione di euro e procederemo immediatamente. La verità è che in questi dieci anni tutti si sono occupati di Kàlena a parole, ma mai un solo euro è stato stanziato». Parole che stridono con quegli 85omila euro che, con due diversi ministri, erano disponibili e nessuno ha mai utilizzato.