Nel 2008 si riducono gli introiti da biglietteria e servizi aggiunti Calano gli incassi dei servizi aggiuntivi Un pacchetto di riforme per dare autonomia gestionale agli enti pubblici Quattro milioni raccolti interamente dai patrons of the art - mecenati cattolici in gran parte americani -, che hanno a cuore la valorizzazione del patrimonio culturale valicano, hanno consentito il restauro di restituzione della Cappella Paolina nei Palazzi Apostolici in Vaticano, che il 4 luglio dopo 7 anni di lavori sarà di nuovo aperta ai visitatori. In Italia, invece, a Pompei ad una manciata di chilometri dalla Capitale il saccheggio continua: un cunicolo sotterraneo è stato scoperto dalle forze dell'ordine pochi giorni fa a ridosso dell'area archeologica per raggiungere e saccheggiare una villa romana del I secolo avanti Cristo. La polverizzazione dei siti è sotto gli occhi di tutti, ha denunciato nei giorni scorsi Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali. Gli effetti a Pompei? Nel 2008 i visitatori sono calati del 12,3 (a 2,2 milioni) e del 9 gli introiti lordi da biglietteria (18,6 milioni). Basterebbe forse riuscire a spendere gli 1,2 miliardi di giacenze del Mibac per rilanciare il sito. L'allarme lanciato sul degrado del patrimonio artistico italiano e sulla crisi del Mibac da Carandini, e da Mario Resca, neodirettore per la Valorizzazione del patrimonio culturale, a Milano in un incontro con gli Amici di Brera, sottende obiettivi comuni di tutela e valorizzazione. Le priorità sono Brera, Pompei e Roma. «Non si può immaginare nessuna valorizzazione senza una reale tutela» spiega Resca. I tagli delle risorse sempre più significativi richiedono un cambio di strategia per attrarre fondi. Nel 2008 i visitatori dei 6.500 tra musei e aree archeologiche statali sono stati 33 milioni, meno 3,9 del 2007, con introiti lordi da biglietto (l'aggio spetta al concessionario del servizio di biglietteria) per 104 milioni (-1,9), di cui 30,6 rivenienti dai musei, 311,5 dai monumenti e aree archeologiche e 41,8 dai circuiti museali. E nel primo trimestre dell'anno si registra un'ulteriore flessione dei visitatori. Ogni confronto con la gestione di altri paesi come Germania, Francia e Regno Unito è superflua, così come assistere anno dopo anno al declassamento dei nostri musei nella ranking mondiale dei visitatori: gli Uffizi, unica presenza italiana nei primi 50 sono scesi dal 21' al 23' posto. E sul fronte dei ricavi aggiuntivi non va meglio: il numero clienti-scontrini nel 2008 è calato del 9,14 a 8,5 milioni, gli incassi lordi (da autoguide, bookshop, caffetteria, prevendita, ristorante e visite guidate) pari a, 41,6 milioni segna -4,07, alle Sovrintendenze sono andati 5,8 milioni (-5,9), il resto ad eccezione dei quattro poli museali (Roma, Venezia, Pompei e Firenze) va nelle casse delle ministero delle Finanze. Che cosa fare per salvare dall'inesorabile rovina il patrimonio culturale italiano, mentre cresce la domanda di cultura a livello internazionale? Carandini e Resca stanno lavorando a un pacchetto di riforme, burocrazia permettendo, per riportare nei musei le risorse necessarie a vivere. «C'è una forte distorsione del sistema: come si fa a motivare direttori dei musei, se i profitti digestione vanno alla Finanze? Alla fine i ricavi vengono considerati come tasse, prosegue Resca. Per motivare i direttori bisognerà dargli autonomia gestionale, rendere possibile con fondazioni l'ingresso di risorse private come nei paesi anglosassoni». Un esempio? Il gemellaggio pubblico-privato della Fondazione Museo delle Antichità Egizie che ha chiuso il 2008 con 2 milioni di ricavi derivanti dall'attività museale (25 sul 2007) con 510.952 visitatori (8). La nuova gestione del MuseumShop ha portato ad un aumento della redditività del 143. «Per rivedere il ruolo dei servizi aggiuntivi occorre creare all'interno dei musei spazi importanti per i visitatori e per la didattica, aree di sosta, caffetterie, librerie: tutte fonti di profitti» prosegue il neodirettore per la valorizzazione. «E poi bisogna liberare il mecenatismo da una pesante tassazione e alleggerire il carico dell'Iva sul sistema dell'arte: il 20è assolutamente il più alto d'Europa». Alcune misure comportano miglioramenti di gestione, altre modifiche legislative, dal migliorare i ricavi da utilizzo dell'immagine alla modifica degli appalti esistenti