Il convegno, organizzato per le cure di Costanza Gialanella, inteso a solennizzare domani il decimo anniversario dell'apertura del Museo archeologico di Pithecusa in villa Arbusto di Lacco Ameno, non sarebbe stato possibile senza l'attività scientifica di Giorgio Buchner. Il tempo trascorso dall'annuncio delle finallora inaspettate acquisizioni da lui compiute nella necropoli di San Montano, l'aggiungersi a quelle di nuove scoperte in altri siti dell'isola e delle conseguenti elaborazioni storiografiche, l'arricchimento critico continuo su quanto pubblicato vengono a costituire uno dei capitoli più interessanti e coinvolgenti della storia recente della riscoperta della Magna Grecia arcaica. Non più solo le grandi colonie costiere, da Taranto a Sibari, da Crotone e Cuma, segnano il progressivo disseminarsi dei greci in Italia meridionale, ma anche forme sociali e produttive diversamente strutturate contribuiscono a rendere più complesso e variato quell'ambiente, al quale dobbiamo, fra l'altro, la conoscenza dell'alfabeto. Ischia, l'isola e il comprensorio ad essa tributario, è stata sempre nel cuore e nella passione, ma anche nell'intelligenza e nello studio, di Giorgio Buchner. L'aver individuato, raccolto, scavato, pubblicato centinaia di sepolture, resti di impianti produttivi, come la fonderia di località Mazzola, documenti di commerci e di architettura, luoghi sacri, tutti nel perimetro dell'isola l'ha resa una sorta di ombelico nella categoria d'indagine della più remota colonizzazione greca. I collegamenti con l'Oriente, come testimoniano le pietre incise ed alcune ceramiche iscritte, con l'Egitto, con diversi centri produttivi greci, con l'Etruria, dalla quale proveniva almeno il minerale di ferro che a Ischia si trasformava, ha dato sostanza e validità al concetto di ombelico.