«Via l'edilizia spazzatura dal centro storico di Napoli, bisogna demolire e sostituire al più presto gli edifici in cemento armato di epoca post-bellica perché sono quelli più insicuri». È questo l'allarme e l'appello che Pasquale Belfiore, assessore all'Edilizia del Comune di Napoli, lancia alla città nel corso di un convegno sulla sicurezza dell'edilizia esistente organizzato dalla sovrintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Napoli e dall'associazione Italia Nostra a Palazzo Reale. «Il 70 degli edifici intorno alla cappella Sansevero - spiega l'assessore - andrebbero abbattuti». Ma come si riconosce un edificio spazzatura? «Il piano regolatore generale - continua Belfiore - individua alcuni criteri: edifici successivi al 1943, privi di normativa antisismica e dissonanti rispetto all'area in cui si inseriscono. Sono un pericolo per la popolazione e in caso di terremoto crollerebbero prima degli edifici storici». La sicurezza è un tema centrale per Palazzo San Giacomo all'indomani della presentazione del piano di riqualificazione del centro storico da 510 milioni di euro che prevede anche una nuova illuminazione e nuovi posti di polizia. Un progetto preliminare che verrà discusso in città nei forum con le aziende (1 luglio), con il mondo della cultura (3 luglio) e con le associazioni (6 luglio). «Chiediamo ai cittadini di aiutarci a redigere il progetto definitivo ed esecutivo di un intervento che inciderà sull'80 del patrimonio tutelato dall'Unesco», dichiara Belfiore. Ma sicurezza significa anche decidere cosa fare dei numerosi ruderi presenti nel centro storici. Il Comune di Napoli ha censito 149 edifici a rischio crollo o aree di sedime sui quali resta ancora oggi visibile qualche muro perimetrale. Ebbene il piano regolatore generale assegnava ai proprietari cinque anni di tempo per presentare progetti di riqualificazione degli edifici, trascorsi i quali le aree saranno destinate ad attrezzature pubbliche. I tempi sono scaduti in questi giorni e solo il 10 dei proprietari ha chiesto di realizzare residenze private sui ruderi (alcuni cantieri aperti in via Orsi e in via Bisignano). Tutti gli altri restano titolari dei ruderi ma potranno costruire solo asili, palestre o altre attrezzature in convenzione con l'amministrazione comunale che, in ogni caso, si riserva la facoltà di espropriare le aree, soldi permettendo. «La norma va però letta alla luce del recente piano territoriale regionale che lascerebbe spazio per interventi di social housing», precisa Riccardo Festa, capostaff dell'Urbanistica. All'intero progetto di riqualificazione plaude l'ex sovrintendente Mario De Cunzo che invita il Comune a fare presto e a lasciare intatta l'originaria destinazione funzionale dei palazzi storici (l'Albergo dei Poveri agli indigenti, ad esempio), mentre sulla destinazione del Vecchio Policlinico dice: «L'area archeologica di piazza Miraglia può continuare a convivere con l'ospedale».