Carandini: «No a fini commerciali» Fuksas: «Puntiamo sulla qualità» AVETE presente i girasoli di Van Gogh? Li abbiamo visti e rivisti dappertutto. Riprodotti su cartoline, magliette, piastrelle. Tanto da averne sazietà. E da non riuscire più ad apprezzarne il grande valore artistico. L'eccesso di esposizione non fa bene alle opere d'arte né ai monumenti. Ne è convinto il professor Andrea Carandini, docente di archeologia classica alla facoltà di Scienze umanistiche dell'Università di Roma La Sapienza, uno dei massimi esperti della Roma antica (a lui si deve, tra l'altro, la scoperta delle mura del Palatino dell'VHI secolo avanti Cristo e, recentemente, della Casa dei Re nel Santuario di Vesta). Ma, nel dibattito sulle giuste modalità di fruizione del nostro patrimonio artistico, l'archeologo non si chiude dentro i confini del cattedratico integralista. In questo mondo globalizzato l'apertura diventa quasi un obbligo. Eventi, manifestazioni musica, kermesse di moda devono trovare spazio accanto a ciò che resta del meraviglioso mondo antico. Ma con misura e con le dovute precauzioni. «L'uso non proprio e per fini commerciali dell'arte e dei siti archeologici - spiega Carandini -spesso può nuocere. Una sovraesposizione di un particolare luogo può farne un feticcio. L'ideale perciò sarebbe mettere sotto i riflettori, di volta in volta, angoli diversi. Se è vero che non si può considerare la città un museo, il rischio di abuso è sempre alto. Giorni fa mi è capitato di visitare na mostra di arte contemporanea con neon fosforescenti nel bel mezzo di un sito archeologico. Una scelta, a dir poco, davvero discutibile...» Ma come si fa a stabilire linee guida all'insegna dell'equilibrio? Come si fa a decidere se uno stilista, un'azienda di automobili, o una popstar, abbiano diritto a mettersi in vetrina tra le antichità? «Dovremmo farne il tema di un convegno - aggiunge l'archeologo - Mettere intorno a un tavolo studiosi ed esperti per trovare un equilibrio che non può essere prestabilito. Sulla base dei pareri di ognuno, il ministero dei Beni culturali dovrebbe individuare un'autorità sensibile alle esigenze di tutti. Che esamini in modo critico ed esprima giudizi senza lar prevalere logiche economiche. I grandi nomi non sono sempre sinonimo di qualità». Per aprire le Terme di Diocleziano alla moda, però, c'è voluto un nome come quello di Giorgio Armani. A dimostrazione della severità che contraddistingue le autorità capitoline nel concedere spazi antichi. Ma l'architetto Massimiliano Fuksas, conosciuto in tutto il mondo per le sue opere, non la pensa così. E difende a spada tratta il sovrintendente la Regina. «Non è vero che è severo - dice - È una persona seria e credo che abbia difeso la città in modo straordinario. Dobbiamo lavorare per l'eccellenza e valutare che ciò che viene proposto sia davvero di qualità. Non possiamo rischiare di rovinare l'immagine del nostro Paese». Eppure il mondo fashion e della musica potrebbero essere un veicolo per avvicinare i giovani alla storia e a luoghi a loro sconosciuti. «I giovani vanno educati a scuola e in famiglia - taglia corto l'architetto - se funzionassero meglio non ci sarebbero tanti ragazzi buttati per ore davanti ai computer e ai videogiochi». È giusto usare i monumenti di Roma come contenitore o come meraviglioso sfondo di eventi spettacolari, di sfilate di moda, di spot pubbiicitari? È vero, come sostiene il sovrintendente archeologico di Roma, Adriano La Regina, che si rischia una sovraesposizione che fa male all'immagine della Città Eterna? E quali sono i limiti da rispettare? E ancora: il magnifico scenario delle antichità non può rappresentare un valore aggiunto per il made in Italy e farlo vendere meglio? Lo abbiamo chiesto a eminenti personalità dell'archeologia, dell'architettura, del mondo del fashion e di quello della politica nazionale e capitolina. Perché si apra un dibattito, per dare voce a chi, questa città, la ama profondamente e l'ha scelta per lavorare e per vivere. Oggi, sulle pagine del nostro giornale, diamo il via a questo spazio di confronto. Da una parte due professori universitari che difendono, su posizioni diverse, (l'uno integralista, l'altro di idee più moderate) il patrimonio artistico del Belpaese. Dall'altra il presidente di AltaRoma, il vicesindaco della capitale e 11 viceministro Orso, convinti che L'Italia non può essere solo un grande museo.