"Ma io condivido il decreto darà più spazio ai giovani" "Ci vogliono annientare". Vertice a Roma: spunta lipotesi sedi miste Se dovessero lavorare a Napoli, e non più a Salerno, come prescrive la riforma del ministero Bondi, non avrebbero neppure la scrivania. «A Palazzo Reale non cè spazio. Due stanzette senza nemmeno il telefono: come si fa in queste condizioni?». Parole di Antonio Braca, funzionario della Soprintendenza artistica di Salerno che non nasconde il suo dissenso. «Il nostro ufficio così sarà squalificato. A Napoli non cè nemmeno il personale che può gestire il nostro lavoro. Piuttosto lo dicano pubblicamente: ci vogliono annientare. Siamo amareggiati e sconcertati. Ci hanno lasciato per un anno e mezzo senza personale, senza strutture. E adesso, dopo tanta fatica, ci cancellano». Il morale dei dipendenti dei Beni culturali è a terra, dopo la notizia della soppressione di due soprintendenze campane: lartistica di Salerno e larcheologica di Caserta, che finirebbero in gestione la prima a Napoli, la seconda a Salerno, in seguito agli effetti dellapprovazione da parte del Consiglio dei ministri della riforma ora allesame della Corte dei conti. «Proviamo un grande senso di disorientamento - dice Carlo Leggieri, dipendente della Soprintendenza archeologica di Salerno - negli ultimi due anni abbiamo avuto due riorganizzazioni, non riusciamo nemmeno a capire bene le nostre mansioni e il risultato è limmobilismo totale. Per non parlare delle risorse, che sono praticamente nulle». Lamarezza dei dipendenti cresce. Una rabbia raccolta dai sindacati. Ieri il vertice a Roma con il ministro Bondi nel quale si è ipotizzato il ripristino della soprintendenza mista a Salerno. «Cè apertura di fronte alle nostre richieste - dice Libero Rossi della Cgil - Abbiamo esposto i problemi e le sofferenze della situazione campana, ora aspettiamo risposte concrete». Ripristinare la vecchia formula della soprintendenza artistico-architettonica è la soluzione individuata per non far esplodere il nervosismo già al limite. «Abbiamo fatto la stessa proposta per Salerno e Caserta, ma abbiamo più chance per la prima. Una soprintendenza così ampia come quella di Salerno sarebbe fortemente squilibrata e i dipendenti costretti a lavorare troppo lontano dal posto in cui vivono». Il clima di rivolta è acceso proprio dalle lunghe distanze: molti delusi sono i pendolari della provincia di Salerno. Resta tutto sospeso fino a nuova decisione del ministero che valuterà i prossimi passi sulla base delle osservazioni dei sindacati. Ma cè chi non è daccordo con una soluzione "di comodo". «Come si fa a pensare di riunire una struttura - dice il soprintendente ai beni artistici di Salerno Salvatore Abita - che si è separata con fatica dopo un anno e mezzo di sacrifici? Non cè nessun bisogno di fare una nuova soprintendenza che in realtà altro non è che la stessa di prima. La soluzione è mantenere le divisioni con un po di buon senso. Farei un unico ufficio centrale in Campania e lascerei in vita le sedi distaccate per provincia, che andrebbero gestite da nuove figure: i "vicesoprintendenti", funzionari di alto livello che coprirebbero le esigenze gestionali». Un passaggio burocratico, questo, giudicato un passo indietro per le sedi che hanno lavorato molto per lautonomia, ma auspicato da una parte dei dipendenti che rischiano posto e trasferimenti. Cè chi non vede il perché delle polemiche che si sono accese per la soppressione delle soprintendenze. Nicola Spinosa: «Sono daccordo con la riforma, è giusto accorpare. Salerno, Avellino e Benevento non hanno musei dello Stato e lo stesso territorio non è denso come quello di Napoli e provincia, mentre Caserta ha un solo museo, la Reggia. Daltra parte fino al terremoto dell'80 cera una sola soprintendenza per competenza». Soprintendente, pensa che la riforma potrebbe servire ad aprire nuovi spazi ai giovani? «Non ho dubbi su questo aspetto. Semplificare è un vantaggio. Una soprintendenza in un territorio povero di musei che significato ha? Se si liberano posti con i pensionamenti vuol dire che il 50 per cento andrà ai giovani». E per quanto riguarda lipotesi di affidare la Reggia di Caserta al Polo museale, lei che cosa dice? «Non cè nulla di concreto e io, oltretutto, sto per andare in pensione, quindi un eventuale cambiamento non riguarderà me. Però penso che sia auspicabile accorpare anche i siti reali borbonici in un sistema unico. Farei addirittura una soprintendenza per Palazzo Reale, Portici, Capodimonte, Caserta, compresi San Leucio e Carditello. Significherebbe nuovi posti di lavoro e una gestione migliore di siti spesso trascurati». (t.c.)