Dopo il marchio di denominazione di origine protetta per le faggete il prossimo passo per la consacrazione degli alberi secolari della Valle d'Intelvi, sarà il loro censimento aggiornato. Una sorta di anagrafe accompagnata da una maggiore tutela per evitare che finiscano vittime delle motoseghe. A richiedere tutela e valorizzazione di questi veri monumenti alla natura è stata in primo luogo l'Appacuvi, l'associazione per la protezione e la valorizzazione delle opere d'arte della Valle d'Intelvi, in collaborazione con la Comunità montana lario intelvese che ha chiesto il riconoscimento ufficiale del marchio della faggeta del posto. Essenze secolari come il «Fòo di parol» il faggio delle parole dove i contrabbandieri vi incidevano messaggi cifrati per eludere la sorveglianze degli uomini della guardia di finanza e «il Fòo di Bait» considerato il più antico di tutto il territorio, ubicati in Valle dell'Inferno tra Pellio e Lanzo. Alberi considerati vere e proprie d'arte della natura, sculture verdi, che bisogna curare e conservare. Imponente e maestoso spicca il «grande fòo» dell'Alpe di Ponna per la sua straordinaria bellezza, immerso tra piante centenarie che animano il bosco con le loro sculture naturali. Altri esempi più o meno noti di alberi monumentali sono il grande castagno in Val di Cuscia a Laino e i castagni secolari sui pianori di Gireglio a Castiglione, oltre la Tuja - Cedro del Libano - in faccia il palazzo municipale di San Fedele, più volte salvato da una morte sicura grazie al tempestivo intervento di tecnici specializzati incaricati dal comune. Il faggio della Valle d'Intelvi non è pregiato solo come legna da ardere ma soprattutto perché rappresenta una risorsa naturale. La corteccia del faggio è meta di molti uccelli come il picchio rosso maggiore, il picchio muratore, la cince, il rampichino che vi trovano larve e bruchi che hanno scelto questo albero per svilupparsi. Al suolo i faggi ospitano diverse specie di funghi tra i quali i porcini. Un tempo i contadini del luogo utilizzavano il faggio per farne manici di attrezzi agricoli e stanghe ricurve per slitte. «Oggi due faggi più antichi sono conosciuti soprattutto per le incisioni degli spalloni - spiega Mario Lanfranconi ex responsabile del soccorso alpino della Valle d'Intelvi - la tradizione popolare attribuisce questi segni al linguaggio dei contrabbandieri a cui si aggiungono le recenti segnalazioni di turisti Vero è che dal Faggio delle parole iniziava la zona in cui gli spalloni stavano zitti per evitare di essere sorpresi dalle guardie». Ad ottobre, quando il fogliame, si dirada è facile incontrare nelle radure cervi, caprioli e cinghiali, golosi dei suoi frutti, mentre la beccaccia in migrazione sfrutta la sua ombra per il riposo diurno.