Magliette col logo "Exponiti", cartoline omaggio Quindici ragazzi intervistano i passanti sul 2015 I milanesi chiedono più verde e niente speculazioni Tra i quesiti il livello di informazione, il giudizio sullevento e soprattutto quale eredità dovrà lasciare alla città «Scusi, possiamo farle qualche domanda su Expo? È un sondaggio anonimo, le ruberemo soltanto qualche minuto». Linseguimento inizia alluna del pomeriggio, sotto i portici di corso Vittorio Emanuele, con quella che sembra la risposta più frequente: «Mi dispiace, ma sono in ritardo, non posso fermarmi». Un rifiuto che si trasforma però in unintervista in movimento: «Non le farò perdere tempo. Anzi, la accompagno» E alla fine delle sette domande anche Federica, 27 anni, un impiego part-time, smette di controllare lorologio e ammette: «Sa che mi piacerebbe lavorare per Expo? Ne ho parlato anche con un po di amiche: sarebbe interessante organizzare le giornate dei visitatori stranieri che arriveranno, portarli in giro». I ragazzi di Expo sono scesi in strada da una settimana. Jeans, magliette bianche con il logo "Exponiti", cartoline da distribuire con una "x" adesiva e, soprattutto, un palmare. È così, spuntando le risposte con una penna elettronica, che la squadra di intervistatori raccoglie lopinione dei milanesi sullEsposizione. Sono in quindici, quasi tutti studenti universitari e, da mezzogiorno alle sei del pomeriggio, girano il centro da Cadorna a piazza Duomo, si dividono tra le università e le zone più frequentate della città. Un sondaggio tra i passanti e non più, come era stato deciso inizialmente, soltanto sul web (si può compilare il questionario sul sito: www.exponiti.com) iniziato il 26 maggio e prolungato (doveva durare 15 giorni) fino a fine di giugno. «Un primo test» lo ha definito lamministratore delegato Lucio Stanca. Per dare un segno che la locomotiva Expo è partita e, in fondo, il 2015 è già qui. Sette domande per capire cosa si aspetti la città da Expo, come vorrebbe essere coinvolta e, soprattutto, quale dovrebbe essere leredità - la risposta è libera - da lasciare. «Verde, quasi tutti vorrebbero più verde. Ma anche centri culturali». Piazza San Babila, ore 12. Valerio, il coordinatore della squadra di Expo, dà le ultime indicazioni a Dean, 27 anni, e Licia, 23. Poi sale in bicicletta per raggiungere gli altri intervistatori. I ragazzi hanno già una loro personale classifica delle risposte dei milanesi. Che sono informati su cosa sia lExpo ("il 70 per cento ne ha sentito parlare"), hanno unopinione positiva e sognano parchi al posto dei padiglioni del 2015. «Anche se le risposte strane ci sono - dice Licia - qualcuno vorrebbe uno zoo, o persino una pista da sci indoor». Partono i primi approcci anche se non è facile convincere impiegati in pausa pranzo e manager attaccati al cellulare a fermarsi. Alla parola "Expo", però, Marco decide di sottoporsi alle domande. Ha 24 anni, è uno studente e fa il pendolare con il Lago Maggiore. «Quanto sono informato su Expo? Abbastanza. Sì, alla fine credo che sarà positivo per Milano». Se fosse per lui, racconta, sullarea di Rho-Pero vorrebbe case. Anche se, conclude, «sarà loccasione per la solita speculazione edilizia». Invece Luca, 25 anni, in attesa di un lavoro, non ne sa niente: «Sono appena tornato da cinque mesi allestero». Eppure: «Sì, penso che sarà unoccasione per Milano. Bisognerebbe fare come a Parigi, quando hanno fatto la Tour Eiffel. Cosa vorrei per la città? Un museo». Anche Raffaella, che lavora in un ufficio stampa, chiede più cultura: «A Milano cè, ma è troppo nascosta». Ed Elena, 28 anni: «No, non sono informata su Expo: lavoro 13 ore al giorno». È lei, però, a fare la sintesi tra i due desideri espressi con più frequenza: «Perché non fanno un parco artistico? Magari come a Barcellona: tanto verde e sculture immerse nella natura». Ma cè anche chi di Expo non pensa bene. «Io tifavo Smirne» si lascia scappare Flavio, mentre Dean e Licia intervistano lamico Gianfranco, che sogna «più verde, arte, musica» e si augura che «sia realizzato tutto in modo onesto». «Perché tifavo Smirne? - dice Flavio - Perché tanto, in Italia, si fa sempre tutto come vogliono i politici. Ha visto Stanca? La prima cosa che ha deciso è stato prenotare un ufficio a Palazzo Reale». Adesso che Expo cè, però, tanto vale pensare a quello che manca alla città: «Cose piccole, ma importanti come le piste ciclabili». Anche se «Ma non si può proprio cederla ai turchi?».