A prima vista la mostra su Matteo Civitali e il Quattrocento lucchese può apparire diversa da quelle che, in anni passati, sono state realizzate dalla Soprintendenza nei Musei Nazionali di Lucca. Le due rassegne sull'oreficeria sacra (l'una sulla produzione dal Medioevo al Quattrocento, l'altra sulle botteghe artigiane del Settecento) e quelle sulla scultura lignea e sulla pittura del Seicento, nascevano dichiaratamente dal quotidiano lavoro di indagini sul territorio. Nascevano cioè dalla catalogàzione sistematica e dalle campagne di restauro, alle quali si affiancavano studi e approfondimenti. La presentazione in mostra era l'ultimo passo, fatto per far conoscere e valorizzare di un patrimonio che fino a quel momento risultava pressoché ignorato. Se nei casi precedenti oggetti delle indagini erano state specifiche classi di opere o di tipologie di arredi, nel caso in essere si è teso piuttosto al risarcimento di un particolare momento della cultura artistica lucchese. In questo caso è stato necessario indagare il contesto nel quale lo scultore si formò ed agì, ed è stata indispensabile una lunga ricognizione in musei e collezioni italiane e straniere, alla ricerca delle onere lucchesi che per dispersioni e vendite vi erano approdate (ma così era stato anche per la mostra Sumptuosa tabula pietà che dedicammo nel 1998 alla pittura tra Gotico e Rinascimento). Tuttavia, non siamo andati solo a rovistare nei musei degli altri. Civitali e i suoi comprimari li abbiamo cercati in casa, attraverso un'indagine a tappeto del territorio, il quale si è rivelato anche in questo caso ricco di insperate sorprese, con novità eclatant} per quantità di opere e anche per qualità. Gli stimoli emersi da questa indagine e i risultati dei restauri messi in cantiere hanno avuto un peso decisivo nel suggerire che i tempi erano ormai maturi per avviare una riflessione globale su un momento artistico così ricco e intrigante. Alcuni esempi possono esser particolarmente chiarificatori. La bellissima terracotta policroma con la Madonna con il Bambino, conservata nella chiesa lucchese di Sant'Andrea in Pelle-ria, prima considerata copia tarda di una delle più note opere del Civitali, ovvero il bassorilievo marmoreo proveniente della Loggia dei Mercanti ora nel Museo di Villa Guinigi, dopo un accurato restauro, che ha recuperato buona parte della policromia, si è invece rivelata un'ottima replica autografa, fornendoci così un ulteriore e importante tassello per la ricostruzione del Civitali pittore. È stata la ricognizione sulle immagini sacre cittadine a farci intercettare in un'edicola in Piazza Bernardini un altro autografo in terracotta dello scultore. E l'elenco può continuare nel territorio, dal quale provengono novità come la statua di San Leonardo di Lammari, diventata il logo della mostra, o la Madonna di Gragnano, entrambe preziose conferme dell'ampiezza e della qualità della produzione in terracotta di Matteo. Ai restauri già attuati in anni passati, si sono aggiunti poi quelli che ora, in occasione della mostra, si son potuti mettere in cantiere. Grazie a essi, hanno acquistato piena leggibilità opere come la grande ancona di Masseo Civitali (nipote di Matteo) della chiesa di San Frediano, che ha riacquistato ora la sua strepitosa policromia e oggi dialoga in mostra con il suo modello, l'Assunta di Michelangelo di Pietro giunta da Saraso-ta; o il tabernacolo dell'oratorio di Benabbio, opera di grande eleganza e qualità che già Massimo Ferretti riferiva alla paternità del Civitali. E cito ancora la lastra con i Santi Avertano e Romeo, quasi dimenticata nell'Oratorio della Madonnina. È in atto il globale intervento di restauro all'interno del Duomo lucchese, intervento finanziato dalla Cassa di Risparmio di Lucca. La mostra di Civitali ha suggerito di apportare qualche modifica ai tempi del progetto, anticipando gli interventi su tutti i monumenti civitaleschi conservati tra le navate della cattedrale, in modo da poterli ammirare in tutto il loro stupefacente nitore in concidenza della rassegna. Così è accaduto che, ai due interventi già in corso il delicatissimo restauro delle vetrate ab-sidali e quello, curato dall'Opificio delle Pietre Dure, dell'altare di San Regolo si sono affiancate le puliture del monumento funebre di Pietro da Noceto, della sepoltura di Domenico Berlini il gran committente del Civitali e delle bellissime acquasantiere. In qualche caso è bastato un leggero maquillage a restituire leggibilità a opere. Comunque, anche la semplice rimozione dello sporco, ha messo in evidenza le tracce delle peripezie storiche di questi monumenti, dei loro smontaggi e rimontaggi, fornendoci dati essenziali nel ripercorrerne la storia. In verità, questi interventi ci hanno restituito anche di più: ad esempio insperate policromie e bellissime dorature. Le vetrate absidali del Duomo sono esposte a Villa Guinigi e se la loro presenza è senza dubbio funzionale al percorso espositivo, a confronto con i dipinti di quello stesso Vincenzo Frediani che ne ideò i cartoni, la visione ravvicinata consente oggi prima del loro ritorno in Duomo di apprezzare sia la qualità dell'esecuzione (che in passato ha indotto ad attribuirle addirittura a Filippino Lippi), sia quanto complesso e delicato sia stato l'intervento di restauro. Vero e proprio museo civitale-sco, il Duomo di Lucca si pone come indispensabile integrazione della mostra, agganciandola in modo inestricabile alla realtà cittadina e al suo patrimonio artistico permanente. E se la visita in Duomo è davvero indispensabile per cogliere a pieno la grandezza di Civitali e del suo tempo, un caloroso consiglio è quello di andare a setacciare l'intera città a caccia dello scultore e dei colleghi: nella chiesa di San Frediano, ad esempio, nella cui abside sono stati rinvenuti gli affreschi che circondavano l'altare del Sacramento scolpito da Civitali. Oppure, spostandoci appena fuori città, nella Pieve di Laminari, dove negli ultimi decenni del Quattrocento lavorò buona parte dell'entourage dello scultore e dove egli stesso lasciò una delle sue sculture più suggestive, il tabernacolo del Preziosissimo Sangue. Più lontano da Lucca, a San Pellegrino in Alpe, si trova la Sepoltura dei Santi Pellegrino e Bianco. Essa è, assieme al Tem-pietlo de! Volto Santo nel Duomo lucchese, !a più preziosa reliquia per ammirare il genio di Civitali architetto. Questo per dire che il territorio lucchese è ancora ricchissimo di opere del Quattrocento. Del resto da questo territorio proviene più di un terzo delle sculture, dei dipinti e delle oreficerie esposti in mostra. È importante sottolinearlo, perché quando l'evento effimero si sarà concluso e i generosi prestiti "stranieri" ritorneranno nei musei e nelle collezioni di provenienza, il «rinascimento lucchese», restaurato, riscoperto e rivalutato con la mostra, potrà continuare ad essere ammirato in quella sorta di strepitoso «museo diffuso» che è la città e il suo eccezionale territorio.