LA ROVINA E IL MODERNO NEL TEATRO GARIBALDI Una storia molto comune a Palermo: uno spazio storico di valore, il lungo abbandono la riscoperta, lutilizzo e finalmente la ristrutturazione Molte città europee di medie e grandi dimensioni sono dotate di Urban Center, luoghi facilmente accessibili al pubblico ove attraverso modelli tridimensionali, disegni e previsioni si registra la continua trasformazione della città costruita, una sorta di macchina del tempo ove lesistente (passato e presente) accoglie tutte le proiezioni di progetti futuri o in corso. Ciò oltre a garantire una informazione in tempo reale, contribuisce alla formazione di una opinione pubblica, e non per ultimo diventa strumento di lavoro per tutti gli attori della progettazione della città alle diverse scale. In alcuni casi questi Urban-Center sono affiancati o integrati da veri e propri Musei dellarchitettura, ove viene curata la cultura architettonica di una città attraverso lesposizione delle architetture di maggiore qualità e importanza, ma anche ove si intrecciano tutte le esperienze urbane di altre realtà geografiche e culturali. La facoltà di Architettura ha ospitato una mostra che assolve in modo frammentario ai compiti di cui prima. Più precisamente è stato messo in mostra il processo del progetto di ristrutturazione del teatro Garibaldi alla Kalsa di Palermo, che in verità è un processo di rifondazione di senso di un teatro storico in un teatro del nostro tempo. Loccasione è data dalla chiamata nel corpo docente strutturato della facoltà di Architettura di Palermo dellarchitetto Giuseppe Marsala, che insieme a Pietro Faraone è lautore del progetto di ristrutturazione. La mostra è stata preceduta da una lezione inaugurale, anche questa consuetudine diffusa in Europa, in cui il nuovo docente si presenta insieme alle esperienze che porta con se dentro lUniversità. Il Teatro Garibaldi ha una storia molto comune a Palermo: un edificio storico di valore intrecciato con la storia politica italiana (Garibaldi nel suo passaggio da Palermo vi pronunciò la famosa frase «o Roma o morte»), labbandono per molti anni, la riscoperta quasi archeologica durante lamministrazione Orlando, la messa in sicurezza per lutilizzo sotto forma di rovina e finalmente la ristrutturazione, attualmente nella fase conclusiva della sua realizzazione. Il tutto dilatato in un tempo di circa tredici anni. Il progetto è basato sul riconoscimento del teatro come una istituzione della nostra cultura in continuo cambiamento, che si manifesta in una parte fissa, ledificio teatro, e una parte continuamente attuale, le rappresentazioni teatrali stesse. Proprio in questo spazio tra cose fisse e cose variabili si articola il progetto di Marsala, che pur riconoscendo il valore storico del manufatto non ne rimane ingabbiato, anzi, fa diventare ciò che trova e rimane generatore di utilizzi nuovi e inaspettati. Tutto ciò non ideologicamente a priori, ma sulla base di una sperimentazione avvenuta durante il periodo in cui il teatro è stato attivato nel suo stato di rovina messa in sicurezza, grazie a registi e attori della più avanzata avanguardia teatrale odierna (Cecchi, Latella, Brook, Scaldati). Sperimentazione che ha prodotto dei materiali, ben visibili e documentati nella mostra, che proprio adesso vengono tirati fuori in forma originale, a dimostrare che sono stati utilizzati come dati importantissimi per la elaborazione del progetto di ristrutturazione. Bisogna ancora ricordare il respiro europeo di questo teatro in questi anni: il Garibaldi fa parte della "Unione Teatri dEuropa", dalla quale ha già ricevuto nel 2003 un importante riconoscimento come operazione culturale complessiva, comprendente il progetto di architettura. In concreto il progetto, oltre alla modernizzazione dei servizi e alladeguamento agli standard di comfort e impianti odierni, si basa su tutta una serie di trasformazioni possibili dello spazio scenico e del rapporto tra scena e pubblico che può essere continuamente rimesso in gioco e variare in una gamma molto ampia: scena mobile, tribune retrattili, luce modulabile naturale e artificiale, fino ad arrivare alla totale dissoluzione dei confini tra scena e pubblico. Questo atteggiamento disincantato verso una preesistenza di valore storico, quale il Garibaldi sicuramente è, sta nella tradizione recente di alcune opere di un gruppo di architetti che negli ultimi anni ha operato in Sicilia, superando la condizione locale ed occupando un preciso spazio nella storia dellarchitettura contemporanea italiana e riconosciuta anche allestero. Penso ad opere quali la ricostruzione della Chiesa Madre di Salemi realizzata su progetto di Roberto Collovà e Alvaro Siza in cui la chiesa distrutta dal terremoto del 1968 non è stata ricostruita ma risignificata come spazio urbano allaperto nel centro della città, o alle Case Di Stefano (progetto di Roberto Collovà, Teresa La Rocca e Marcella Aprile) ove le trasformazioni tipologiche di un baglio tradizionale hanno fatto da base per un Centro di arte con la raccolta più importante di arte contemporanea in Sicilia. In questo senso il Garibaldi offre una alternativa ormai quasi concreta, alle tanto diffuse ricostruzioni acritiche o in stile tanto diffuse e normate a Palermo, che al massimo aspirano ad una sorta di mummificazione pittoresca della città. Si spera che alla fine del cantiere molto di quello che si può vedere nella mostra e dello spirito che lo sostiene, possa trovare luce nel risultato eseguito, e principalmente che non si debba rimpiangere la naturale decisione di far partire questa ristrutturazione "conclusiva" del Garibaldi, a discapito della rovina messa in sicurezza, che di certo ha garantito negli anni sperimentazione e innovazione teatrale, forse proprio perché godeva di uno status provvisorio, di fertile disinteresse e tolleranza verso il nuovo.
PALERMO - TEATRO : Un intervento sul progetto di restauro dellantico edificio
Il Teatro Garibaldi di Palermo ha una storia complessa, con un abbandono e una riscoperta. Il progetto di ristrutturazione è stato realizzato dall'architetto Giuseppe Marsala e Pietro Faraone, che hanno cercato di mantenere il valore storico del teatro mentre lo trasformano per renderlo più adatto alle esigenze del pubblico moderno. La mostra esposta alla facoltà di Architettura di Palermo mostra il processo di progettazione e la sperimentazione che è stata effettuata durante il periodo in cui il teatro è stato attivato nel suo stato di rovina.
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