Il segretario e il ministro si lanciano frecciate da una parte allaltra della città Franceschini e Bondi, duello fiorentino. A due giorni dal voto, il leader del Pd e il ministro dei beni culturali sbarcano nel capoluogo toscano per sostenere i rispettivi candidati sindaco e scoccano le frecce. La prima è del ministro Sandro Bondi che, dal comitato di Giovanni Galli colpito da un black-out, ironizza nella torrida penombra: «Subito dopo laddio di Veltroni, Matteo Renzi definì Franceschini "vicedisastro" e ora si fa sostenere da lui in campagna elettorale». Unora più tardi, dalle Giubbe Rosse in piazza della Repubblica, dopo aver attraversato a piedi San Lorenzo senza neppure un venditore abusivo (sono fuggiti alla vista delle telecamere), parte la frecciata di Franceschini. «Quella di Matteo è stata una battuta simpatica, ci siamo telefonati un minuto dopo. Capisco che per loro è inconcepibile il dibattito interno, noi però siamo il partito democratico», dice il leader Pd certificando una volta per tutte lavvenuta riconciliazione. E dopo la passeggiata fianco a fianco con Renzi fino a via Faenza, dove un idraulico denuncia «la colonizzazione dei kebab», proprio in piazza Repubblica si tiene il brindisi dauguri con i flute di prosecco: «A Matteo Renzi sindaco», brindano davanti ai flash Franceschini, il neo presidente della Provincia Andrea Barducci, il segretario Giacomo Billi e lo stesso Renzi. Che subito dopo incrocia le dita: «Brindare prima porta sfiga, abbiamo brindato per Barducci». «Firenze ha una tradizione di valori e di buongoverno. E siccome i fiorentini hanno la testa sulle spalle sceglieranno Renzi», è lappello in suo favore di Franceschini. «Del resto ha dimostrato capacità amministrative e competenza, non ci si può improvvisare sindaco perché si sono fatte bene altre cose nella vita», aggiunge il leader Pd. Bondi definisce invece Galli come «il sindaco di tutti». Lamentando la mancanza di alternanza politica a Firenze «da decenni» (anche se è solo un quindicennio), aggravata «dal modo di amministrare di Domenici, che quando si cercava un dialogo saltava per aria», il ministro risponde ai 10 «jaccuse» di Renzi e Dario Nardella sulla cultura: «Tutte bugie». «Mai parlato di accorpamento della Biblioteca Nazionale con quella di Roma, al contrario abbiamo stanziato 200mila euro più altri 600mila per la teca digitale». E niente tagli sul Maggio fiorentino: «I 2,5 milioni in meno del 2009 sono stati integrati con altri 4,5 milioni di euro». Quanto allAccademia della Crusca, Bondi ironizza sui 17mila euro concessi dal Comune: «Renzi farà bene a fare qualche viaggio in meno e a dare qualche contributo in più». Bondi ribadisce il no al passaggio dal Duomo della tramvia: «Solo un pazzo potrebbe dare un parere positivo». Lannuncio della pietra tombale: lokay che si attende dal ministero non arriverà. Per realizzare il nuovo auditorium, secondo il ministro mancano 50 milioni: «Mimpegno io a trovarli, non Renzi». Mentre sullaccusa di aver scippato la Davos della cultura a Firenze, Bondi risponde: «Sono io che ho portato la Davos in Italia. E diversamente dalla Lombardia, la Toscana non ha mai detto di volersi impegnarsi. A settembre si tiene a Monza ma lanno prossimo si può fare qui». Replica del governatore toscano Claudio Martini: «Il governo ha fatto tutto da solo, e male, senza mai contattare la Regione, altrimenti avrebbe trovato piena disponibilità. Quella della Davos della cultura è la storia di un incredibile voltafaccia del ministro». Replica anche Nardella: «Dei soldi reintegrati al Maggio non cè traccia». A fine pomeriggio Franceschini incontra 400 persone al circolo Andreoni. Galli si vede al comitato con Roberto Formigoni.