Via libera alla maxi concessione edilizia, stop al progetto della figlia Un no che vale sì Il consiglio comunale ha dovuto mediare con altri grandi costruttori. Contro la colata di cemento del cavaliere solo Renato Soru OLBIA (Sassari) Un sì all'immobiliarista Berlusconi, la concessione a costruire un villaggio in un tratto di costa sinora salvato dal cemento, a sud di Olbia, passa come un no, in queste ore, in Sardegna; viene scambiato per un orgoglioso scatto di dignità dei sardi, persino di Forza Italia che amministra la città gallurese e che non ha mai nascosto la voglia di stendere i tappeti rossi anche al passaggio di Berlusconi diretto dall'aeroporto alle sue ville al mare. Il consiglio comunale di Olbia ha respinto la richiesta dell'Edilizia Alta Italia, della quale è titolare la figlia del capo del governo, Marina, che vuole costruire fra Capo Ceraso e Multa Maria, di fronte all'isola di Tavolara - in un'area miracolosamente intatta, un pascolo per capre, fra un sistema di zone umide - un villaggio di 578 mila metri cubi. I Berlusconi non ci stanno al ridimensionamento delle volumetrie cui una variante del piano di fabbricazione ha costretto il loro progetto. Una variante resa obbligata dalla bocciatura dei piani paesistici territoriali della Sardegna da parte del Tar, che ha costretto anche il comune di Olbia a rivedere la distribuzione delle aree dello sviluppo edilizio. Ma anche una variante dettata dalla pressione di diversi gruppi immobiliari, la Costa Smeralda di Tom Barrack a nord del territorio comunale, sino al confine con Arzachena, e altri interventi programmati da medi imprenditori qua e là lungo la fascia costiera. Così a dicembre dell'anno scorso, quello che per Berlusconi sembrava un diritto già acquisito, di costruire la sua Costa Turchese, in concorrenza con la Costa Smeralda, è stato messo in discussione anche dai suoi amici sardi. «Siamo grati a Berlusconi - ha detto il sindaco di Olbia l'altra notte in consiglio comunale - ma dobbiamo tenere conto anche degli altri». «Gli altri» sono altri potenti costruttori, dall'americana Colony Capital che possiede ora la Costa Smeralda venduta dall'Aga Khan e che chiede volumetrie per costruire a Razza di Juncu; poi i consorzi delle cooperative che fanno affari a Porto Cervo sponsorizzati da una corrente dei Ds. Il consiglio comunale ha deciso ieri su questo sfondo, fatto di intrecci politica-affari, di respingere le osservazioni dell'Edilizia Alta Italia contro il rimaneggiamento del progetto di Costa Turchese. Così il sì al cemento passa per un no. Ma da ieri mattina in pratica ha il via libera un progetto di edilizia costiera che sconvolge quel tratto di costa fra Olbia e San Teodoro, che prevede la costruzione delle ville sui bordi degli stagni, pontili sin sulla porta di casa, una colata di cemento e di architetture con lo stile e il gusto di Berlusconi dove sono insediati solo alcuni stazzi, un ultimo capraro, le sue capre al pascolo in questa specie di riserva naturale. L'opposizione di centrosinistra ha detto lo stesso no, e lo stesso sì, della maggioranza. Tutti, i Ds e la Margherita, gli indipendenti, i socialisti. Tutti spaventati dalla possibilità di perdere qualche voto nelle imminenti elezioni regionali nel mondo che considerano ancora largo di chi spera nei cantieri edili per campare o arricchirsi. Le sole parole nette vengono da Renato Soru. Il candidato del centrosinistra alla presidenza della regione parla della tutela della costa come di una questione decisiva del futuro dell'isola. In consiglio comunale a Olbia in queste notti affannate sembrava gravare su tutti l'ombra di questo imprenditore che non teme di dire di no al cemento anche nelle uscite in Gallura, e che se dovesse vincere le elezioni ha il potere di bloccare la lottizzazione di Berlusconi. Alla società immobiliare della figlia del cavaliere resta ancora una possibilità, quella che il tribunale amministrativo regionale accolga un ricorso per il recupero delle volumetrie «sottratte». Lo hanno presentato nei giorni scorsi i legali dell'Edilizia Alta Italia, alla vigilia del consiglio comunale di Olbia. Bel gesto, alla vigilia del consiglio comunale. Interpellati da un cronista, gli avvocati della famiglia del cavaliere hanno spiegato il ricorso così: «Noi lavoriamo, non commentiamo».