Lesposizione, curata da Marisa Milella e Tina Piccolo, riaccende i riflettori sul ruolo della Puglia come crocevia di popoli e culture fra Oriente e Occidente Fino al 25 ottobre la grande mostra che raccoglie sessanta opere realizzate fra il XIII e il XVIII secolo Per la prima volta a Bari i tesori provenienti dal Paese delle aquile Seicento anni di arte, da una sponda allaltra dellAdriatico. A svelarla, testimoniando un dialogo ininterrotto nei secoli fra la Puglia e lAlbania, sono le sessanta preziose icone in esposizione da oggi al castello normanno svevo di Bari. Si tratta dei tesori raccolti nella mostra Santi sullAdriatico. La circolazione iconica nel Basso Adriatico, curata da Marisa Milella e Tina Piccolo e aperta fino al 25 ottobre. Punta di diamante dellesposizione le icone provenienti dai musei albanesi di Berat e Korce, in massima parte inedite per il pubblico occidentale. Accanto ai tesori provenienti dal Paese delle Aquile, una serie di icone coeve conservati in alcuni contenitori museali pugliesi: il Castromediano di Lecce e il Ribezzo di Brindisi, la pinacoteca del castello di Copertino e la galleria Devanna di Bitonto. Opere che messe insieme si rivelano tasselli di un plausibile unico grande mosaico, che testimonia, per minimo comune denominatore liconografia della fede, un dialogo sul filo dellarte mostrando tesori capaci di stupire lo sguardo anche più disincantato per la loro bellezza. Nella galleria dei santi dipinti dagli artisti italiani e balcanici, dal XIII al XVIII secolo, accanto alla figura di san Nicola, emblema dellincontro fra Oriente e Occidente, quelle di san Giorgio e san Giovanni, per citarne alcuni, e soprattutto numerose immagini della Madonna. «Santi sullAdriatico, da un punto di vista centrato sul patrimonio di icone dei musei albanesi - spiega Ruggero Martines, direttore per i Beni culturali della Puglia - vuole offrire un altro tassello alla conoscenza sulla circolazione delle immagini e delle prossimità stilistiche che affondano le loro radici nella grande stagione della cultura post bizantina». A promuovere la mostra le sinergie fra gli assessorati alla Cultura della Puglia e delle Marche con la direzione regionale pugliese per i Beni culturali e paesaggistici, in collaborazione poi con un ampio cartellone di soggetti istituzionali fra Italia e Albania. Allestita da Fidanzia sistemi, Santi sullAdriatico sarà visitabile tutti i giorni, ad eccezione del mercoledì (ore 8,30-19,30), con un biglietto dingresso di appena due euro. Ma la mostra, come ricorda la curatrice Marisa Milella, fra le pagine del catalogo che laccompagna, riaccende i riflettori anche sullantica centralità della Puglia. A quella lunga stagione in cui "in seguito alla divisione dellImpero Romano (nel 395 dopo Cristo) lAdriatico meridionale divenne, a tutti gli effetti, il confine tra Impero dOriente e Impero dOccidente, collegati fra loro dalla via Egnazia". Fu così che "la via del mare mantenne vivi i rapporti, commerciali e di uomini e cose della Puglia, con lAlbania, la Grecia e le isole dellAdriatico e dellEgeo e con la Dalmazia".