Favignana. Si parla dell'Area Marina protetta delle isole Egadi la più grande del Mediterraneo ormai dal 1991 quando, con decreto del ministero dell'Ambiente, venne istituita. E già allora, 18 anni fa, contestazioni e contrapposizioni politiche vi posero il primo freno. Gli altri, innumerevoli intoppi e non certo solo di ordine burocratico, sono venuti con il tempo formando un intricato reticolo di interessi che a oggi non è ancora stato dipanato. E che non consente di far funzionare a dovere l'Area protetta con grave danno per l'ambiente, per lo sviluppo del territorio, per l'economia, il turismo e tutto quello che ne segue. Nel lontano passato, la prima contrapposizione, poi superata, era stata quella posta dai pescatori che vedevano nella Riserva un freno alla loro attività (soprattutto di pesca a strascico lungo le coste). Erano scesi in piazza a protestare e avevano occupato per giorni il porto di Trapani mostrandosi contrari alla sua istituzione. Oggi, l'ultima contrapposizione è sorta tra il ministero dell'Ambiente e la Regione Sicilia. Oggi la Riserva delle Egadi, che comprende le tre isole, Favignana, Levanzo e Marettimo, l'isolotto di Formica (dove ha sede la comunità di Mondo X di padre Eligio e il piccolo scoglio piatto chiamato Maraone) è affidata alla gestione del Comune di Favignana (dal 2001, prima era della Capitaneria di Porto) che tuttavia di fatto non è messo nelle condizioni di farla funzionare. Nonostante gli sforzi di produrre una regolamentazione dell'area, mai fatti in precedenza, e di avviare una gestione consapevole, nelle scorse settimane è arrivato appunto l'ultimo stop del ministero dell'Ambiente. Il ministro Stefania Prestigiacomo, infatti, individuando «nella gestione precedente gravi carenze tecnico-amministrative», aveva manifestato l'intenzione di «revocare la gestione al Comune e affidarne la gestione provvisoria e per un periodo non superiore a sei mesi alla Capitaneria di porto». Una decisione che aveva fatto sussultare il sindaco delle Egadi, Lucio Antinoro: «È vero che nella gestione del mio predecessore ci sono state irregolarità che io per primo ho denunciato nel tempo, ma adesso si deve al più presto trovare una soluzione per farla funzionare. Ci vogliono fondi e interventi immediati». Il ministro, allora, non più tardi di un paio di settimane fa, aveva investito della questione il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, chiedendo il suo consenso così come previsto dal protocollo del 2001, nel quale è sancito che la scelta dell'Ente gestore di un'area protetta in Sicilia «va condivisa da ministero dell'Ambiente e dal presidente della Regione». Ma Lombardo, in tutta risposta, si era dichiarato contrario al commissariamento anche temporaneo sollecitato dal ministero «non avendo riscontrato alcuna carenza tecnico amministrativa nell'attuale gestione scriveva tale da giustificare il provvedimento». Una netta presa di distanza dalla decisione del ministero che ancora oggi non ha trovato una soluzione finale mentre si fa strada anche una nuova e diversa ipotesi, di far diventare le Egadi un parco marino. Intanto, una petizione di oltre cinquecento firme di residenti, turisti, proprietari di immobili aveva testimoniato che il Comune si era dotato di una struttura, aveva nominato un direttore, l'avvocato palermitano Giovanni Lima che in passato era stato presidente del commissione della Riserva (nomina mai ratificata dal ministero), e aveva iniziato a lavorare per rendere fruibile la Riserva. «Per la prima volta abbiamo formulato il disciplinare del regolamento afferma l'avvocato Lima abbiamo approntato una dettagliata relazione programmatica e anche un sito web oltre ad aver coinvolto sinergicamente Sovrintendenza del Mare, assessorato regionale dei Beni culturali e Conisma. Tuttavia oggi ci troviamo di fronte a un momento d'empasse, noi abbiamo dimostrato di essere pronti per avviare una gestione che possa rilanciare il turismo nelle Egadi, ma abbiamo bisogno di fondi e di certezze prima di tutto». La Riserva, infatti, non è ancora perimetrata (non sono individuati i confini) perchè le boe sono state portate via dal mare e nessuno ha pensato di rimetterle in sesto ma anche solo per fare un esempio il sofisticato sistema di videosorveglianza dell'area protetta che si trova a punta Libeccio a Marettimo, senza essere mai entrato in funzione, è distrutto dalle intemperie. Ma sulla questione del paventato commissariamento è netto: «Non credo che si possa commissariare la Riserva aveva detto dopo aver appreso la notizia , non credo sia previsto normativamente. In ogni caso a noi non è mai stato notificato nulla». Nel frattempo, è entrata l'estate e anche questa volta appare assai difficile parlare di rilancio del turismo e di sfruttamento delle riserve naturali e paesaggistiche delle isole. Le quattro le zone in cui è stata divisa l'Area protetta dalla A che va preservata integralmente, e che si trova soprattutto dietro l'isola di Marettimo, alla B dove sono consentite alcune attività, alla C dove è consentito pescare fino alla D dove non ci sono divieti sono appena regolamentate, lì i divieti vengono fatti rispettare dalla Capitaneria di Porto che pone una certa attenzione all'ancoraggio e a tutte le altre attività ma nulla di più. Per chi arriva alle isole con la propria barca o intende noleggiarne una sul posto, si trova sempre spiazzato. «Nel frattempo con i fondi esigui a disposizione prosegue il sindaco Antinoro, che ha informato il ministero abbiamo cercato di bonificare e mettere in sicurezza le spiagge per garantire l'incolumità dei turisti, abbiano realizzato le opere in alcune grotte nell'isola di Marettimo, abbiamo arginato il fenomeno dell'erosione costiera, ma anche tentato un monitoraggio delle boe di perimetrazione la mancanza della quali rende impossibile le attività di controllo e di tutela dell'Area». Ecco perchè il Comune chiedeva interventi immediati, mai arrivati, e che oggi si sono impantanati tra le pieghe del ministero e della Regione. Gli isolani sono abituati a questo rimpallo di competenze e addebitano alla politica il ruolo assai poco costruttivo di tutta la questione. Il consigliere comunale Vito Vaccaro, che vive a Marettimo e conosce le esigenze reali della popolazione isolana, allarga le braccia: «Aspettiamo da tempo che qui vengano date risposte certe che non arrivano mai. La Riserva potrebbe essere il vero motore di sviluppo e di rilancio delle Egadi da dove ormai i giovani sono costretti a fuggire e dove ci sentiamo sempre più isolati e invece interviene sempre la politica a porre un freno a tutto. Dobbiamo protestare per tutto qui a Marettimo, per l'ufficio postale che non funziona o per la scuola elementare che non apre perchè non ci sono maestre». Eppure basterebbe volgere lo sguardo verso la Sardegna, per esempio, e vedere come lì le Riserve marine funzionano a dovere, bypassando anche la miseria della politica.