La base d'oro è tornata splendere come un tempo, il manto bianco della Vergine ha ripreso l'antico smalto e così anche il rosso e il verde delle tuniche indossate da angeli e santi. L'hanno esposta all'Istituto degli Innocenti subito dopo il restauro, ora è tornata al Museo Civico di Brescia: è L'incoronazione della Vergine con Santi di Neri di Bicci, un'opera datata 1460 e sottoposta a un trattamento di pulizia rivoluzionario a base di gel, una soluzione vischiosa che funziona come un chewingum intelligente. Si appoggia alla tela o all'affresco da ripulire e attraverso il rilascio di un solvente organico e l'attivazione di speciali campi magnetici assorbe le impurità e le scorie. Alla fine del trattamento queste ultime rimangono attaccate al gel che intanto si è rappreso e trasformato in una sostanza trasparente e gommosa, che, strappata via dalla tela, si porterà con sé tutte le impurità. Il principio a pensarci è ben semplice, la realizzazione del gel che da pochissimo è passato dalla fase di sperimentazione a quella applicativa, molto meno, ed è frutto del lavoro congiunto di chimici e fisici: i tecnici lo chiamano gel nanotecnologico. L'ha messo a punto un'èquipe di ricercatori del dipartimento di Chimica dell'università di Firenze insieme a quello della Georgetown University di Washington. Da questo lato dell'Oceano i responsabili sono Luigi Dei, che è a capo del laboratorio di Nanomateriali e beni culturali e Piero Baglioni, direttore del Consorzio Interuniversitario per lo sviluppo dei Sistemi a Grande Interfase, dall'altro lato il chimico Richard W. Weiss. Insieme a loro hanno lavorato la fiorentina Scilla Grassi che ha pubblicato i risultati della sperimentazione nella sua tesi di dottorato e le sue colleghe Manuela Cossalter e Irene Natali, fresche di laurea specialistica in Scienze per i Beni Culturali. Lo studio è stato pubblicato su due riviste americane, la Languimur dell'American Chemical Society e la Nature Materials e come spesso accade è stata snobbata dall'editoria di settore di casa nostra. Una disattenzione immeritata. Spiega infatti il professor Baglioni: «Si tratta di un contributo di straordinaria importanza: negli ultimi anni i gel hanno assunto un ruolo sempre crescente nel campo della conservazione. È noto infatti che durante un intervento conservativo, la pulitura di un dipinto di interesse storico artistico è estremamente delicata e i suoi effetti rischiano di diventare irreversibili. Purtroppo generalmente, per rimuovere dalla superficie i materiali non originari che ne alterano i colori si usano spesso solventi liquidi che rischiano di penetrare negli strati di colore asportarne una parte e modificare l'assetto orginario dell'opera». L'elemento di novità del gel nato nei laboratori fiorentini è che è realizzato con un polimero (una macromolecola che è a sua volta la sintesi di molecole più piccole) che si chiama polivinilalcol molto elastico e che può avere una maggiore o minore concentrazione a seconda della qualità dell'opera da ripulire. Di volta in volta cioè si può variare, quasi personalizzare il prodotto per renderlo perfettamente adatto alla qualità del dipinto da trattare. Le prime indagini sulla funzionalità del gel sono state fatte in laboratorio su una tela realizzata da un gruppo di studenti. «Una volta verificata la sua efficacia spiega il professor Baglioni - il gel è stato utilizzato per ripulire i dipinti murali del Vecchietta nella sacrestia vecchia di Santa Maria della Scala a Siena, i dipinti murali dell'Eneide a Palazzo Buobaccorsi di Macerata, gli stucchi dorati della Galleria Palatina a Palazzo Pitti, qui a Firenze».