Assesore Conti, qual è la vera novità di questo Piano del paesaggio adotto in consiglio regionale? La cosa che appare più innovativa è il rapporto con il livello amministrativo basilare, quello dei Comuni, che diventano il luogo dove avviene la semplificazione. «Si apre un processo di collaborazione. Ci sono state intese preliminari in vista di questo piano fin dai tempi del ministro Rutelli. E c'è già un protocollo di intesa elaborato con le sovrintendenze. Questa collaborazione permetterà, sulla base del Piano approvato e dell'adeguamento dei Comuni a questi indirizzi, di avere l'esito sperato: una vera semplificazione. Si calcola che su 30 mila pratiche all'anno, queste si riduranno di circa 20 mila. Molte sono piccole pratiche burocratiche, che verranno liberalizzate. Il parere della sovrintendenza diventerà obbligatorio ma non vincolante, dovrà semmai certificare che ciò che il Piano indicava è stato attuato nei piani comunali». Quindi la sovrintendenza non viene deligittimata o la sua attività annullata: anzi, potrà concentrarsi sui progetti più rilevanti di intervento sul territorio toscano. «La collaborazione con la sovrintendenza la vogliamo su tutto. I loro poteri, i pareri obbligatori sono sulle aree di competenza del ministero dove esistono vincoli di varia natura. Tutto questo verrà semplificato, ma allo stesso tempo l'importante è che tutto venga pianificato. Ci si concentrerà sulle questione di maggior interesse individuate dal Piano. Il Piano indica i valori fondamentali, che servono ai fini dei rapporti con le sovrintendenze e per la pianificazione comunale. In realtà la novità è una cosa antica: la Toscana pianifica, utilizzando tutti gli strumenti che ci permettono di farlo meglio. Il Piano del paesaggio è uno di questi, e fa parte del Pit, Piano di indirizzo territoriale, perché i due aspetti sono legati. I nostri sono atti di governo: altri non lo fanno, noi lo facciamo». Ma comunque, scelte contestate... «Ci sono due tipi di contestazione a questa linea di pianificazione. La destra che, anche se con un confronto molto civile, è stata l'unica a votare contro in consiglio regionale: secondo loro è tutto troppo regolamentato, loro hanno in testa il decreto Berlusconi. E poi, i tradizionalisti, i conservatori, che non vuol necessariamente dire essere di destra: quelli che dicono che contano solo i vincoli. Ma i vincoli non servono a fare le cose, mentre i piani servono a fare cose buone: occorre avere, ovvio, una idea di Piano, per permettere di fare progetti, pubblici e privati, introducendo il massimo di dinamismo e tutela». Parliamo allora della tutela: la seconda critica che ricordava teme che con questo nuovo approccio si possano aggirare i vincoli. E una debolezza c'è: spesso i territorio più pregiati dal punto di vista paesaggistico, sono quelli dei Comuni piccoli, con scarso personale e che con difficoltà riescono a stare dietro alle proposte che arrivano, agli interessi in gioco, ad adeguarsi a questi provvedimenti. «Spesso, i territori stupendi della Toscana sono amministrati da piccoli Comuni, gli stessi a cui vengono tolte risorse, magari gli vengono date botte in testa se alzano gli oneri di urbanizzazione, ma nessuno pensa a nuove entrate per loro. C'è una forma di ipocrisia in questa critica. E comunque i Comuni possono associarsi, avere collaborazioni con le Province, incentivi della Regione per fare piani associati. C'è una buona tradizione urbanistica regionale, con buoni professioniti. E poi una scuola universitaria, magari non all'altezza della Regione, ma anche quella, che ha punte di qualità, può dare un contributo su un territorio così prezioso. Ma dietro quella affermazione c'è un retropensiero: il territorio è così prezioso che deve essere sottratto alla democrazia. Se il problema sono la qualità e la capacità dell'amministrazione, i Comuni devono essere irrobustiti, gli va dato sostegno». Però, dalle vicende di Castello fino alle polemiche su Monticchiello, si è consumato uno scontro feroce sul governo del territorio. A Pienza, terra di Monticchiello, ha vinto il centrodestra... «Le infamie che sono state dette, non hanno fatto certo propaganda all'amministrazione. Ma alle politiche i risultati di Monticchiello furono straordinari per il centrosinistra. Scontro al calor bianco? Lo è stato per i giornali, non per le piazze della Toscana. Certo, ci sono stati riflessi, nei confronti elettorali. Ma, vedendo le dimensioni, non mi paiono scontri così accesi. E noi vogliamo comunque lasciare porte aperte a chi ha intenzioni riformatrici. Gli avversari sono altri: sarebbe piaciuto a tanti poter dire 'deregolamentiamo tutto' come vuole il governo».
TOSCANA - Taglieremo le pratiche, non toglieremo i vincoli
Il Piano del paesaggio della Toscana è stato approvato dal consiglio regionale e prevede una collaborazione tra la Regione e i Comuni per semplificare le pratiche burocratiche. Il piano mira a ridurre le pratiche burocratiche di circa 20 mila all'anno, liberando tempo e risorse per la pianificazione e la tutela del territorio. La collaborazione con la sovrintendenza sarà fondamentale per garantire la tutela del paesaggio e la pianificazione dei progetti. Il piano è stato criticato da alcuni per essere troppo regolamentato e per poter aggirare i vincoli, ma la Regione sostiene che il piano è una forma di governo e che i Comuni devono essere irrobustiti per gestire il territorio.
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