Ingegneria Un ruolo fondamentale nella conservazione e nel restauro di tutta l'architettura antica, compresa quella allo stato di rudere I rapporti tra Archeologia e Ingegneria, nella moderna accezione delle due discipline, hanno storie relativamente recenti, in quanto l'archeologia si è sviluppata come «scienza dell'antichità» solo alla fine del XIX secolo. In precedenza gli archeologi, assommavano in sé funzioni complesse, dallo scavo alla catalogazione ed interpretazione dei reperti, dalla conservazione, al restauro, alla musealizzazione. Essi acquisivano sul campo una diffusa cultura del costruire connotata da «regole dell'arte» e dall'uso di materiali tradizionali che si poneva in stretta continuità con la storia del tessuto edilizio e monumentale antico; l'archeologo Amedeo Maiuri, ad esempio, non sentiva certo la necessità di consultare un ingegnere nello scavo e nella ricomposizione della Casa dei Vettii a Pompei. Sempre sul finire del XIX secolo la Scienza e la Tecnica delle costruzioni andavano sviluppando una teoria tecnico-scientifica del calcolo strutturale che, unitamente allo sviluppo dei materiali industriali, acciaio e calcestruzzo armato, rendevano obsoleto l'utilizzo dei materiali tradizionali e di quelle «regole dell'arte» che per millenni avevano presieduto all'edificazione dell'architettura antica; l'ingegnere si poneva così come unico responsabile garante della sicurezza statica in tutti i suoi poliedrici aspetti. In questa nuova temperie, l'ingegneria era chiamata a svolgere un preciso e rilevante ruolo anche nella conservazione e nel restauro di tutta l'architettura antica, compresa quella allo stato di rudere. Era quindi naturale che si dissolvesse quell'approccio culturale che aveva guidato gli interventi tanto dell'archeologo Maiuri quanto dell'ingegnere De Angelis d'Ossat, prestigioso presidente del Consiglio Superiore delle Belle Arti, nonché esemplare restauratore del cosiddetto tempio di Diana a Baia. L'ingegneria è stata promotrice della più grande rivoluzione costruttiva della storia, ha generato un nuovo modo di edificare, creando una dicotomia tra l'antica costruzione, concepita unitariamente e caratterizzata dall'uso dei materiali locali, e la struttura, elemento portante calcolato secondo algoritmi normalizzati e realizzato con materiali industriali; in questa ottica l'ingegneria non poteva che cercare di «adottare» ed «imporre» il nuovo verbo anche all'architettura antica. Si è così sviluppata una diffusa cementificazione del patrimonio monumentale e ruderizzato, con la sottomissione della cultura archeologica alle «necessità» della sicurezza statica. Fortunatamente negli ultimi decenni si è andato sviluppando un serrato confronto interdisciplinare che ha arricchito di nuovi comuni orizzonti le due culture, entrambe protagoniste dell'analisi scientifica della storia materiale. Oggi l'ingegneria va limitando, se non abbandonando, la cementificazione «tout-court», e cerca di rileggere con metodi scientifici le antiche «regole dell'arte», riappropriandosi delle valenze tecniche dei materiali tradizionali che hanno consentito all'architettura antica una millenaria durabilità. Da parte sua l'archeologia, da sempre depositaria della cultura materiale, si è arricchita di valenze tecnico-scientifiche proprie dei più diversi settori dell'ingegneria. Si è delineata così una teoria storico-scientifica della conservazione che pone il suo cardine nell'assumere ogni monumento quale documento dell'archivio di storia materiale dell'umanità; tale teoria, evidentemente valida come assunto per la conservazione di ogni bene culturale, trova il suo più immediato riscontro in ogni reperto archeologico. Questa inusitata convergenza tra archeologia e ingegneria ha avuto nell'Università Federico II un punto di eccellenza; da oltre quindici anni, infatti, opera il Centro Interdipartimentale di Ingegneria per i Beni Culturali al quale afferisce anche la cultura archeologica. Se a ciò si aggiunge che archeologi e ingegneri hanno dato forma ad un unico soggetto attuatore del Centro Regionale di Competenza per lo Sviluppo e il trasferimento dell'Innovazione applicata ai Beni Culturali e Ambientali (INNOVA), partecipando in piena armonia a progetti e ricerche sulla conservazione e valorizzazione dei beni archeologici, si deve prendere atto che la sinergia tra le due culture è possibile ed auspicabile, e ci si deve augurare che la singolare convergenza determinatasi nell'Università Federico II si diffonda. Professore di Scienza delle Costruzioni a riposo Università Federico II di Napoli