Il restauro è costato 240mila euro, inaugurato da 2 anni non è visitabile La struttura che è nel centro storico è dedicata alla civiltà contadina e alla tradizione del Maggio butese BUTI. Poteva essere il fiore all'occhiello del paese e invece le sue porte, dopo l'inaugurazione nel 2008, sono rimaste chiuse. A puntare il dito sulla situazione del frantoio Rossoni, in via Paola da Buti, a due passi dalla piazza principale del borgo sono i gruppi consiliari di minoranza di Buti. La struttura che risale agli inizi del XIX secolo è di proprietà di un privato e il Comune l'ha avuta in usufrutto gratuito. Obiettivo: realizzare un museo del maggio butese e della civiltà contadina per attrarre visitatori e avere così la possibilità di percorrere l'antica tradizione butese legata alla cultura della terra e agli stornelli del maggio. E così è stato avviato un restauro per un totale di 240mila euro e sono state rimesse in funzione le antiche macine, ma poi tutto si è fermato. «Di fatto il museo è chiuso al pubblico - spiega Fabio Taglioli, capogruppo consiliare della lista civica "La mia città" - viene aperto soltanto in occasione di convegni ed eventi». L'indicazione del museo è presente all'ingresso, ma un turista a passeggio per i vicoli di Buti non vi può entrare, non ci sono gli orari di apertura ma soltanto porte sbarrate. «Un museo dovrebbe essere un luogo aperto al pubblico - fa eco Massimiliano Passetti, capogruppo Pdl - fissando un appuntamento sicuramente la struttura viene aperta per la visita, ma non è così che dovrebbe funzionare, va avviata una gestione per garantire il pieno utilizzo di questo frantoio, lo stesso problema esiste anche per il parco Dainelli, tanti soldi spesi per il recupero e poi nessuno che lo gestisce». Il vecchio frantoio, sede tra l'altro della Compagnia del Maggio, dovrebbe rappresentare l'antica vita contadina: la macina per la spremitura delle olive e gli strumenti utilizzati dagli agricoltori nei campi al piano terra e atti, documenti e foto del Maggio al piano superiore. Il tutto per ripercorrere con un unico colpo d'occhio una giornata agreste. Prima il lavoro dunque, poi alla sera il meritato riposo e l'esecuzione dei tradizionali stornelli. Per ora però la situazione di un diverso destino del "frantoio" sembra essere stagnante. E ciò nonostante dalla Compagnia del Maggio facciano sapere di rendersi disponibili a gestire il museo, ma di dover aspettare eventualmente una convenzione ufficiale con il Comune che li autorizzi e ne definisca i compiti. Le macine funzionano, il pian terreno vede già presenti diversi oggetti della civiltà contadina. Il prossimo passo sarà quello di organizzare il piano superiore raccogliendo quanto più materiale possibile sugli antichi canti. Tutto poi sarebbe pronto, problemi di gestione a parte. Francesca Lombardi
TOSCANA -Buti, il frantoio-museo che non c'è
Il frantoio storico di Buti, inaugurato nel 2008, è stato chiuso al pubblico dopo un restauro costato 240mila euro. Il museo, che doveva attrarre visitatori e promuovere la tradizione contadina, è stato aperto solo in occasioni di convegni e eventi, senza orari di apertura regolari. I gruppi consiliari di minoranza del paese hanno denunciato la situazione e chiedono una gestione più efficiente per garantire il pieno utilizzo del frantoio. La Compagnia del Maggio, che gestisce il frantoio, ha espresso la disponibilità a gestire il museo, ma richiede una convenzione ufficiale con il Comune per definire i compiti e le responsabilità.
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