Patrimonio Nuovi dati allarmanti sui visitatori. E dall'estero dicono: troppa burocrazia e incurIA Tra i grandi musei e siti archeologici italiani, l'unico in evidenza nel ranking mondiale e in crescita di visitatori non è italiano: i Musei Vaticani. Lo anticipa il Touring Club, che il 24 giugno presenterà i dati 2008 sui musei. Una radiografia impietosa. Per il secondo anno calano i visitatori: dal meno 2,6 del 2007 al meno 3,8 nel 2008. «E il primo semestre 2009 afferma il direttore generale per la Valorizzazione del ministero, Mario Resca presenta dati ancora peggiori». Per risolvere questo problema la ricetta del ministro Sandro Bondi, è una sola: i musei devono smettere di essere uno dei tanti compiti dei sovrintendenti, e diventare fondazioni autonome con un loro direttore. La linea di Bondi è stata illustrata dopo che i due nuovi dioscuri del ministero, Mario Resca e il presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Andrea Carandini, nel corso di un convegno organizzato dagli Amici di Brera hanno lanciato l'allarme: «Il ministero sta morendo», «Pompei si sbriciola». Dei 6.500 musei e siti archeologici statali un patrimonio talmente diffuso che vieta il paragone con gli altri Paesi pochi hanno strutture adeguate: mancano audioguide, guardaroba, servizi per i bambini... e questo è dovuto all'esiguità dei finanziamenti di fronte all'enorme numero dei beni, che per essere adeguatamente valorizzati, prosciugherebbero il Pil. Anche all'estero sono preoccupati. Da una indagine condotta dalla società Ormellaia sulla stampa estera (dal primo gennaio 2008) sono stati ben 3.850 (il 12,5 del totale) gli articoli sull'arte in Italia. Le critiche da parte della stampa estera sono rivolte a cattiva gestione ed eccessiva burocrazia (6,15). «È la burocrazia la responsabile della devastazione di Pompei» ha scritto il «New York Times» . Mentre Tracy Wilkinson, del «Los Angeles Times », se l'è presa con i tagli («È difficile assumere custodi, personale per le pulizie e il pagamento delle bollette della luce»). Sotto accusa anche incuria e trascuratezza (4,7), vandalismo (3,55) e orari (2,4). «I turisti troppo spesso devono rinunciare alla loro sete di cultura perché trovano le porte chiuse», ha scritto Hendrik Werner per «Die Welt» . Come intende affrontare il ministero tanta difficile eredità? Intanto intervenendo su tre casi simbolo: Pompei (dove si sbriciolano «10 centimetri al giorno»), il Colosseo-Foro (che «chiude alle 16») e la sovraffollata (non di visitatori, ma di accademia, biblioteche, osservatorio astronomico...) Brera. Su Brera è la stessa sovrintendente, Sandrina Bandera, ad ammettere la difficile situazione: «Propendere per l'espansione della Pinacoteca a scapito dell'Accademia non costituisce una mortificazione del patrimonio di quest'ultima che, pur essendo schedato, giace in cantine, depositi e sottoscala in completo degrado. L'attuale sistemazione espositiva della Pinacoteca, invece, non è convincente: l'allestimento propone opere di importanza capitale senza un normale respiro». Ieri, il Cda dell'Accademia ha comunque varato un piano di manutenzione. Proprio da Brera il ministro Bondi vuole muovere per una riforma sul campo, e non solo legislativa. «Oggi i musei statali sono uffici delle sovrintendenze. La Pinacoteca di Brera è una delle molteplici competenze della sovrintendenza ai Beni artistici di Milano. All'estero non è così: c'è un direttore dei musei. Dobbiamo andare in questa direzione e dare autonomia gestionale ai musei», senza «esautorare le sovrintendenze», che sono gli organi periferici del ministero. Un primo modello «è quello tentato al Museo Egizio di Torino, che ora è sostenuto anche da banche ed enti locali: stanno migliorando i servizi e aumentando i visitatori». Fatta salva la tutela delle sovrintendenze, il primo dubbio che sorge è che i capitali privati possano eventualmente giungere solo ai grandi musei. Così come è stato per le fondazioni liriche, dove sono giunti quasi esclusivamente al teatro alla Scala. «I piccoli musei dovranno formare un sistema di coordinamento territoriale», risponde il ministro. Per ora, mancando la defiscalizzazione, l'Italia è agli ultimi posti nei finanziamenti alla cultura: i privati investono in cultura solo per il 15, contro il 63 dello sport e il 22 della solidarietà. Negli Usa (dove c'è la defiscalizzazione), il 56 dei guadagni degli enti artistici proviene dai privati. Brera sarà una cartina di tornasole. «Immagino per Brera una fondazione sul modello del Louvre. Il progetto Grande Brera deve partire. E per i lavori dovremo utilizzare le procedure della Protezione civile», che sono burocraticamente più snelle. Ciò comporterà «la nomina di un commissario». Che, quasi certamente, sarà il superdirettore Mario Resca. Di cui tanto si parla, ma che formalmente sarà insediato solo ai primi di agosto, ovvero quando scatteranno le nuove nomine del ministero dopo la riforma approvata dal Consiglio dei ministri questa settimana. Ma proprio questo è un punto delicato: parte della burocrazia interna non vedrebbe, al solito, di buon occhio, l'arrivo di un supermanager operativo. E può essere pronta al classico «remare contro». «L'obiettivo finale auspica il ministro deve essere quello di salvare e valorizzare i beni; abbiamo bisogno di un lavoro collettivo».