«Il ministro Bondi smentisce se stesso, il suo annuncio, a questo punto chiaramente una speculazione preelettorale, che la soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici delle province di Salerno e Avellino, non sarebbe stata smantellata, è stato solo un bluff». Antonio Braca, storico dell'arte e rappresentante della Cgil dell'ufficio di tutela di palazzo Ruggi d'Aragona, svela i retroscena del valzer delle soprintendenze campane che si trascina fino dal decreto Rutelli del dicembre del 2007. «Finite le elezioni - spiega Braca - il centro destra ha incassato il nuovo presidente della Provincia e Bondi fa marcia indietro. Con il nuovo decreto ministeriale, che ricalca quasi in toto quello smentito dal comunicato stampa ministeriale dello scorso 28 maggio, la soprintendenza per i Bsae di Salerno viene soppressa ed accorpata in un'unica regionale con sede Napoli». Braca si fa portavoce delle istanze dei suoi colleghi: «Decreti e regolamenti vengono scritti a Roma, ignorando le realtà locali. Così accade che la neo soprintendenza regionale non ha competenze sulla città, Napoli, dove dovrebbe avere la propria sede. A Palazzo Reale ha a disposizione solo due stanzette senza nemmeno il telefono ed il personale a propria disposizione è di quattro funzionari storici dell'arte e nessun amministrativo, tanto che i colleghi si devono spostare da Salerno per fare da supporto al soprintendente. In altri termini è fantasma nel vero senso della parola». «Diversamente - fa notare - Salerno ha strutture e organico anche se faticosamente acquisite, e l'azione di tutela è stata pur sempre portata avanti fra mille latitanze dei vertici e mille difficoltà. Ma passare dalla padella alla brace è dura da digerire. I compagni che vanno a trattare sanno bene come la pensiamo. E su questo fronte c'è anche la Cisl e la Uil che hanno proposto la riunificazione con la soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici». Venerdì il nuovo decreto Bondi deve essere sottoposto al vaglio dei sindacati. Si salvano, nel nuovo assetto, l'Archivio di Stato di Salerno, la soprintendenza archeologica e quella per i beni ambientali ed architettonici. L'unica ad essere «trasferita» sarebbe quella per i beni artistici e storici. «Un ulteriore danno alla tutela di un territorio vasto come quello salernitamo e con un capoluogo ricco di tesori d'arte - sbotta Braca - Con poche risorse umane ed economiche abbiamo dimostrato la nostra efficienza per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio storico ed artistico della nostra provincia. Chiedo a chi pensa ed agisce a Roma: come si potrà intervenire tempestivamente in zone lontane come il Cilento ed il Vallo di Diano con una sede a Napoli, per di più esistente solo sulla carta?». I dipendenti della Bpsae si appellano nuovamente al sindaco Vincenzo De Luca che si è battuto con forza per evitare lo smantellamento della soprintendenza. Ed invitano il neopresidente della Provincia, Edmondo Cirielli, ad intervenire per evitare che Salerno perda un ente vitale per la difesa della cultura».