DECRETO LEGGE - Il governo pronto a chiedere il voto di fiducia Nell'Aula di Montecitorio non è neppure cominciata la discussione generale sul decreto legge Abruzzo quando con una nota ufficiale Palazzo Chigi azzera qualunque margine di trattativa: il testo del provvedimento deve uscire dalla Camera esattamente come è, senza alcuna modifica. «Se necessario», il governo è pronto a chiedere la fiducia nel voto finale previsto entro la settimana, annuncia il relatore Roberto Tortoli. Ma l'urgenza non è certo dettata dagli oltre 400 emendamenti presentati dall'opposizione, né dalla prossima data di scadenza del decreto (27 giugno), quanto piuttosto dalla forte pressione esercitata sui parlamentari abruzzesi del Pdl dalla popolazione terremotata. La stessa cittadinanza che oggi manifesterà in Piazza Montecitorio contro il decreto, raggiungendo la capitale dai paesi dell'aquilano e dalle località della costa a bordo di decine di autobus organizzati dai comitati locali. Con loro ci saranno anche i precari dell'Ingv, l'istituto a cui è affidato lo studio dei terremoti, arrabbiati perché scaricati a tempo record. Con buona pace del commissario straordinario Guido Bertolaso che ha subito tentato di mediare tra la popolazione delusa e le logiche di governo: «Dopo il comunicato stampa di Palazzo Chigi che ha fatto chiarezza su alcuni punti - azzarda Bertolaso - non ci sono più ragioni per manifestare». Una mobilitazione generale cui ieri hanno partecipato anche gli amministratori locali aquilani - i sindaci del cratere, la presidente della Provincia Stefania Pezzopane, il vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis (Mpa), molti sindacati e associazioni di categoria - con un blocco simbolico dell'accesso dell'aeroporto di Preturo, scelto come base aerea per il prossimo G8 de L'Aquila. «Non una manifestazione di protesta - tiene a precisare Pezzopane - ma un presidio istituzionale per far capire che questo territorio è nostro e che gli abruzzesi sono ben lieti di ospitare il G8, sempre che non ci si dimentichi dei loro diritti». Sono passati in effetti solo 15 giorni da quando il presidente del Consiglio in visita all'Aquila il 29 maggio, prima del voto europeo, promise almeno due modifiche al decreto: la ricostruzione a spese dello Stato degli edifici dei centri storici anche se di proprietà di non residenti, e risorse per gli enti locali che non possono più contare sugli introiti delle imposte. Ieri invece con la nota di Palazzo Chigi - che rimanda a successive ordinanze della Protezione civile il perfezionamento delle norme, e assicura che nelle pieghe del decreto si nasconde il finanziamento totale della ricostruzione dei centri storici - sembra aver prevalso la linea di Tremonti: «È una smentita clamorosa di Berlusconi», attacca Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd. Alla Camera, spiega, il Pd si sta preparando per «sostenere i diritti negati ai cittadini abruzzesi»: «Il nostro scopo non è far saltare il decreto, ma migliorarlo - continua - Per questo ci eravamo offerti di ridurre drasticamente i nostri emendamenti, e con Bertolaso, Tortoli e il sottosegretario all'ambiente Menia ci eravamo lasciati in modo interlocutorio». Ma se Tortoli tenta una difesa accusando l'opposizione di ostruzionismo, per Realacci è solo un modo per «nascondere l'assenza dei diritti» in un decreto legge che fa acqua da tutte le parti. «Quello che spero - conclude l'ex presidente di Legambiente - è che la voce dei cittadini provenienti dalle aree terremotate convinca la maggioranza ad apportare le modifiche necessarie affinché i diritti non vengano affidati solo a possibili ordinanze emanate da Bertolaso o da chi gli succederà l'anno prossimo, quando il capo della protezione civile concluderà la fase emergenziale». D'altra parte non è servito a nulla nemmeno il sopralluogo dei membri della Commissione ambiente della Camera che ieri mattina, su invito del sindaco aquilano Massimo Cialente, avevano fatto visita al capoluogo abruzzese per verificare lo stato in cui versa il secolare centro storico de L'Aquila. «Mi auguro che questa visita possa far cambiare opinione alla Commissione - aveva sperato il parlamentare aquilano del Pd Giovanni Lolli durante il tour - Se tutto dovesse rimanere così mi sentirei offeso, arrabbiato, perché in questo caso ci avrebbero raccontato molte bugie». Sentimenti che animeranno senz'altro, oggi, la piazza più importante d'Italia.
ABRUZZO. La rabbia dei terremotati arriva a Montecitorio
Il governo italiano è pronto a chiedere il voto di fiducia per il decreto legge Abruzzo, che è stato approvato dalla Camera ma non è stato modificato come richiesto dall'opposizione. Il governo afferma che il testo del decreto è già completo e non ci sono ragioni per manifestare. Tuttavia, la popolazione abruzzese è arrabbiata per la mancanza di modifiche, in particolare per la mancata inclusione della ricostruzione a spese dello Stato degli edifici dei centri storici e delle risorse per gli enti locali. I cittadini hanno organizzato manifestazioni e hanno chiesto di essere ascoltati.
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