L'architetto Paolo Vella, deputato sardo del Pdl, critica la filosofia dei vincoli assoluti sul paesaggio. «Quel limite dei 300 metri è sbagliato». Spesso, dice Paolo Vella, deputato sardo del Pdl, «un intervento di urbanistico di qualità migliora la situazione rispetto al non fare nulla». L'inversione di tendenza - ideologica - rispetto al quinquennio sardo di centrosinistra trova uno speaker qualificato. Architetto algherese, per trent'anni sul campo dell'urbanistica, ha guidato - fino alla rimozione decisa dalla Giunta guidata da Renato Soru - il servizio del governo del territorio e tutela paesaggistica per la provincia di Olbia- Tempio. Vella non si nasconde dietro parole di circostanza: «L'ambiente si può tutelare a dieci chilometri dal mare o a venti metri, ma vietare tutto è comunque un concetto sbagliato ». Vella dice da che parte sta: «Con un'autorizzazione paesaggistica, e sempre nel rispetto del codice Urbani, dico che un intervento edilizio di qualità è sempre un passo avanti». Insomma, cubature in più ma con vincoli precisi, quelli che portano a un grande risparmio di energia. Tutto questo è dentro il progetto di legge "Riqualificare l'Italia", presentato una settimana fa alla Camera - un Piano casa nazionale pensato per coniugare le ristrutturazioni con il rispetto dell'ambiente - e firmato da ottantasei parlamentari del Pdl. Uno di loro è Vella, eletto in Sardegna con Pili, Murgia, Cicu, Giuseppe Cossiga, Porcu, Testoni, Nizzi e Barbareschi. Onorevole Vella, che percorso avrà il vostro progetto di legge? «Non ho una grande esperienza parlamentare, ma penso che una larga condivisione porti a una strada in discesa. È una proposta di buon senso, che prevede la salvaguardia dell'ambiente prima di tutto. Risparmiare energia è uno dei concetti guida in Europa, noi ci troveremo in linea». Secondo il centrodestra, quindi, un aumento delle volumetrie dentro e fuori le città, rispettando il paesaggio, è una coniugazione possibile? «Certamente. Il rispetto dell'ambiente e la qualità dell'intervento deveono poter procedere insieme. Una corretta programmazione degli interventi è fondamentale alla base della tutela del paesaggio. Tutto deve essere pensato e autorizzato. A mio avviso, in alcuni casi le volumetrie possono premiare una zona anche se vicina o sul mare». Faccia un esempio. «In Costa Smeralda, dove oggi sorge un hotel che tutto il mondo conosce, il Cala di Volpe, c'era una zona malsana sulla quale nessuno pensava di intervenire». I vincoli, le aree intoccabili, i limiti metrici invalicabili: come valuta la filosofia del precedente governo regionale sotto il profilo della tutela dell'ambiente? «Non credo che la tutela significhi bloccare tutto. Questo significa provocare dei disastri anche a livello ambientale. La natura va gestita e la tutela deve essere attiva. Ci vuole una programmazione condivisa, facendo delle scelte di qualità. Penso che anche nei centri storici, il cuore delle nostre città, possa essere riqualificato tutto l'esistente: i centri storici vanno rivitalizzati, il palazzo di pregio va tutelato ma l'area intorno va ripensata secondo le esigenze attuali, Nel rispetto dei materiali e delle linee che quell'ambiente proponeva ». Nel vostro piano per "riqualificare l'Italia" non ci sono aree intoccabili. «Parliamo di tutela del paesaggio? Ho visto interventi a 310 metri dal mare su zone piene di ginepri o dune. È un vincolo ideologico, quello dei 300 metri, che mal si coniuga con la tutela. Si può rispettare l'ambiente anche a dieci chilometri dal mare, o magari commettere degli errori molto più vicino. Penso a Santa Teresa di Gallura, per esempio. Alla base di tutto, ci devono essere una pianificazione corretta e scelte coraggiose. Quel limite è un'idea sbagliata».