In restauro al Museo di Villa Giulia. Ora si cerca il luogo in cui si trovava la scultura Dopo lApollo e lErcole, unaltra star arriva da Veio per brillare al museo di Villa Giulia. È Mitra - raffigurato mentre uccide il toro sacrificale il cui sangue dà limmortalità - e bello come un dio etrusco. Nonostante appartenga ormai alla Veio romanizzata. E ai misteri del culto mitraico delletà imperiale, testimoniato anche dal mitreo di Vulci. La nuova, temporanea acquisizione del Museo etrusco è dovuta alloperazione di intellingence del Gruppo tutela patrimonio della Guardia di finanza che, a marzo, grazie alla soffiata di un antiquario deluso e alluso sapiente delle intercettazioni, ha messo le mani sul rilievo della metà del II secolo d. C., straordinario per dimensioni, conservazione e fattura. Scolpita in un blocco di marmo di Carrara di 155 centimetri per 160, lopera era ricoverata in una masseria vicino a Veio. Ed era stata illegalmente scavata nel centro antico della città etrusca alle porte di Roma. Quattro le persone denunciate al termine delle indagini coordinate dal pm Paolo Giorgio Ferri, tra cui due intermediari che stavano trattando per vendere a 500mila euro la scultura in Giappone passando per gli Emirati Arabi; senza però langolo in alto a destra, con limmagine del carro della luna, che è stato trovato in un altro luogo, sempre a Veio, e che sarà riattaccato al blocco principale. «Ora torneremo sul luogo dello scavo clandestino - spiega Anna Maria Moretti, soprintendente archeologo per lEtruria meridionale - per cercare il mitreo dal quale è stato estrapolato il rilievo, al quale si stanno dedicando i restauratori in delicate operazioni di pulitura». Il cantiere è a vista nel ninfeo della villa di Giulio III. Poi, con larrivo dellinverno, sarà ricoverato nellala del museo «che riapriremo a settembre», spiega Moretti. Lopera è eccezionale anche per la complessa allegoria. Ai fianchi del gruppo con Mitra, il dio Sole, ci sono i due dadofori Cautes e Cautopates, il sole nascente e il sole che tramonta, a disegnare così larco del giorno. Ai loro piedi, un cane un serpente e uno scorpione con le chele avvinte ai testicoli del toro. Infine, il corvo, il primo dei sette gradi iniziatici del culto al dio dal cappello frigio, importato a Roma dallOriente e osannato dai legionari. Unico sfregio importante al marmo, i graffi della benna maldestramente usata dai ladri per girare la lastra. Il parco di Veio in balia dei ladri? «No, ma dobbiamo delimitare larea archeologia» spiega il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro. Che poi annuncia: «La vera emergenza è però il parco dellAppia Antica, oggetto di attacchi continui da parte dellabusivismo edilizio, e ora priorità del piano di rilancio dellarcheologia romana, insieme con il Palatino e il Colosseo che va restaurato e protetto da una cancellata, sebbene non potrà estesa a tutta la piazza come speravamo».