Pesanti condanne per i quattro sinti che svaligiarono la Palazzina Per i giudici sono autori di centinaia di furti, specie nelle chiese. Al capo inflitti undici anni Avevano commesso centinaia di furti, specialmente nelle chiese, rubando le offerte e trafugando opere darte. Ma il loro colpo più clamoroso era stato senzaltro quello dei preziosi mobili di Stupinigi, fatti poi ritrovare, secondo laccusa, avvalendosi della dubbia collaborazione di un maresciallo dei carabinieri, il famoso «Arciere», e di un sovrintendente di polizia. Ieri per i Decolombi, la famiglia di sinti piemontesi, è stato il giorno del giudizio, quello di primo grado, davanti ai magistrati della terza sezione penale che li hanno condannati a pene davvero severe. Più alte persino di quelle richieste dai pm Andrea Padalino e Enrico Arnaldi di Balme, che certo non avevano avuto la mano leggera. Undici anni di carcere, dunque, per il capo della banda, Adriano Decolombi. I giudici (presidente Giovanni Cotillo, Giorgio Gianetti e Federica Gallone) lhanno anche dichiarato delinquente abituale e gli hanno inflitto due anni di internamento in una casa di lavoro. A Claudio Decolombi non è andata molto meglio: otto anni di reclusione. Anche lui sconterà due anni di casa di lavoro perché delinquente abituale, così come Daniele Decolombi: cinque anni e sei mesi la sua condanna. Due anni e quindici giorni, infine, per Giacomo Valerio Decolombi. I giudici hanno già disposto anche le prime provvisionali. Adriano e Claudio Decolombi dovranno risarcire alla Fondazione Ordine Mauriziano i danni, che saranno quantificati in sede civile con una separata causa, ma intanto dovranno sborsare una provvisionale di 20 mila euro in solido, e di 110 mila euro a carico solo del capo della banda che, difeso dallavvocato Pier Carlo Botto, farà ricorso in appello. Stessa cosa anche nei confronti dellassicurazione Axa Art che aveva pagato per il ritrovamento dei mobili: i giudici hanno assegnato una provvisionale immediatamente esecutiva di 130 mila euro. I Decolombi sono stati ritenuti dunque responsabili di furti di mobili antichi e arredi sacri del valore di diversi milioni di euro. Ma il colpo più importante fu quello nella palazzina di caccia di Stupinigi, dove il 9 febbraio 2004 sparirono arredi valutati dalla Sovrintendenza almeno una ventina di milioni di euro. La refurtiva ricomparve misteriosamente in un campo di Villastellone il 26 novembre 2005, ma i Decolombi e gli altri componenti della banda finirono in manette solamente a giugno 2007. Nellinchiesta rimasero coinvolti il sovrintendente della polizia, Giovanni Cavuoti, e il maresciallo dei carabinieri Riccardo Ravera (soprannominato "Arciere" nelloperazione che portò allarresto di Totò Riina). Secondo laccusa, orchestrarono il recupero della refurtiva per fare bella figura agli occhi dei loro superiori (entrambi negano le accuse). La loro posizione è stata stralciata dal procedimento.