Architetto Galletti, quali sono le condizioni del patrimonio architettonico aquilano? Già poche ore dopo il sisma abbiamo messo in sicurezza quelli che ritenevamo i beni monumentali, in condizioni di maggiore emergenza, come Santa Maria di Collemaggio, il Castello e la chiesa del Suffragio. In queste occasioni si è visto un chiaro esempio di come si possa oggi intervenire nella messa in sicurezza con tecnologie particolari, come nel caso di quanto rimane della cupola del Valadier e di altri monumenti del Medioevo abruzzese come Santa Maria ad Cryptas a Fossa, che è stata davvero salvata da una perdita irreversibile perché si stava completamente staccando la facciata. Alcuni affreschi sono già caduti, ma per fortuna possono essere recuperati, ricomposti. Il rischio di perderne molti altri però è stato davvero prossimo. Purtroppo si è persa completamente la volta di Santa Maria di Paganica, i cui pezzi sono ancora da recuperare in mezzo alle macerie, così come i transetti di Collemaggio e del Duomo e una miriade di chiese fuori L'Aquila, tra cui l'importante chiesa medievale di Santa Giusta di Bazzano. Rispetto al sisma del 1703 sono crollate quasi le stesse porzioni di alcuni monumenti. Si terrà conto di questo aspetto? Diciamo che noi abbiamo potuto rilevare diverse tipologie di effetti del danno: da una parte, quelli derivati dalla mancata messa in sicurezza originaria di strutture deboli, realizzate con tecnologie tradizionali come tetti in legno a capriate e murature perimetrali a sacco; dall'altra, casi in cui si era intervenuti nell'Ottocento con la messa in sicurezza attraverso catene e tiranti, soluzioni che hanno consentito una tenuta significativa delle parti strutturali dei monumenti. Dal punto di vista statico un esempio da citare, realizzato recentemente, è l'intervento nella navata e nell'arco trionfale della chiesa del Suffragio: grazie all'inserimento di tiranti, l'edificio è rimasto in piedi.