Dottoressa Imponente, quali sono le prospettive per le opere fittili del Museo Nazionale d'Abruzzo che sono cadute frantumandosi in mille pezzi? In questo momento abbiamo sviluppato una grande fratellanza con nazioni che hanno vissuto come noi l'esperienza del terremoto, come i giapponesi, anche se esistono notevoli differenze tra le rispettive culture. Ad esempio, in Estremo Oriente il valore dell'opera d'arte risiede anche nella sua ciclicità: se è costituita di materiali deperibili, questi possono essere sostituiti senza inficiarne il valore. Intendo dire che in casi di questo tipo, segnati da emergenza e danni gravissimi, forse potremmo aprirci a soluzioni non consuete. La tecnologia informatica ci puà essere di enorme aiuto: immagino edifici e opere ricostruiti come gli originali, purché se ne indichi la datazione, rispettivamente dell'originale e della copia: «prima» o «dopo il 6 aprile 2009». A che punto sono i salvataggi come quello dell'organo settecentesco già nel transetto di Santa Maria di Colle- maggio? Di questo organo, da poco restaurato, ho visto solo canne sparse in mezzo a un cumulo di macerie. Posso però anticipare l'aiuto, esteso ad altri organi della regione, offerto dall'Associazione italiana organari di Cremona. Che cosa pensa di un'eventuale esposizione temporanea delle opere scampate al sisma nei musei della costa adriatica? Sono personalmente d'accordo, e penso che sarebbe interessante anche organizzare apposite mostre a tema.