«Per ricostruire ci vorranno forse 10 anni». Nel pieno di una febbrile attività per la messa in sicurezza, parla il direttore regionale Anna Maria Reggiani. Nella cosiddetta «zona rossa» della città l'attività è febbrile da parte dei Vigili del fuoco che stanno lavorando da giorni, con l'ausilio di enormi gru, alla cupola e alla facciata di Santa Maria del Suffragio, al Castello cinquecentesco e a quasi tutte le numerose chiese aquilane colpite dal sisma del 6 aprile (cfr. lo scorso numero, p. 1). Ovunque si susseguono straordinari lavori di carpenteria, strutture lignee create per sostenere portali, finestre e archi, ma anche costruzioni metalliche complesse, come il grande «ragno» calato all'interno della cupola del Valadier. Rispetto a quanto già noto e alla stessa lista dei 44 monumenti stilata dal Ministero per un restauro urgente (cfr. lo scorso numero, p. 20), la situazione sta evolvendo attraverso la messa in sicurezza di tutte le strutture architettoniche ritenute a maggior rischio di collasso. Il quartier generale dei responsabili della tutela del patrimonio storico artistico e architettonico d'Abruzzo è attualmente nella caserma della Guardia di Finanza a Coppito. Qui si incontrano Anna Maria Reggiani, direttore regionale per i Beni culturali, Anna Imponente, soprintendente per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico, Maurizio Galletti, soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici, e il prefetto Francesco Paolo Tronca, capodipartimento dei Vigili del Fuoco. Con loro, nel pieno dell'emergenza dei lavori, sono emersi i temi e i problemi di maggiore attualità: come recuperare l'immenso patrirnonio e quali metodiche utilizzare, ma anche che cosa fare nel frattempo con le opere mobili non danneggiate e, infine, quali saranno i costi da sostenere per il restauro e la messa in sicurezza di tutto il patrimonio culturale. Dottoressa Reggiani, a quasi due mesi dal sisma, quali sono le sue valutazioni? Il terremoto ha colpito L'Aquila e provincia e qualche zone del termolese e del chetese. Sono 1.732 gli edifici religiosi censiti per danni nella zona perimetrata mentre gli edifici civili vincolati entro L'Aquila sono circa 400. Queste cifre da sole danno l'idea della mole di lavoro che ci attende. Rispetto ai terremoti precedenti è stata colpita una città nel pieno delle sue funzioni civili e in tutte le articolazioni: Stato, Comune, Regione, Enti ecc. Noi del Ministero abbiamo perduto la sede della Direzione regionale da me guidata, che peraltro si trova in un edificio degli anni Trenta, non di particolare valore e che forse riavremo prima degli altri, ma sopratutto abbiamo perduto il Museo Nazionale d'Abruzzo. Il Castello in cui aveva sede infatti è stato colpito davvero duramente. Il museo, il più visitato della regione, è stato completamente evacuato, tranne le opere contenute nei due bastioni più stabili. In quanto al Castello, ha seri problemi statici, dovuti a una rotazione dei pilastri del cortile e al collasso del tetto. I due piani superiori dove erano conservate le collezioni di arte medievale, rinascimentale e contemporanea sono stati evacuati e circa 800 opere sono state portate via. Anche gli edifici delle Soprintendenze sono stati sgomberati. Al momento è molto difficile quantificare le perdite, ma bisogna già pensare alla ricostruzione, per la quale ci vorranno anni, anche se non sappiamo esattamente quanti. La previsione più ottimistica parla di 5, ma purtroppo saranno di più, forse anche 10. Ha un'idea di quanto verrà a costare tutta l'operazione? Diciamo che ci sono i 44 monumenti della lista del Governo, per i quali i costi dovrebbero essere intono ai 300 milioni di euro. Ma i costi, anche sociali, sono molto maggiori: basti considerare la gran parte degli edifici storici danneggiati a L'Aquila non solo ospitavano persone, ma anche attività commerciali, ristoranti e alberghi. Per quanto riguarda il restauro, pensa all'anastilosi per certi monumenti come ad esempio la torre medicea di Santo Stefano di Sessanio? Io personalmente sarei orientata in questo senso, ma non sono l'unica persona ad avere voce in capitolo. Bisognerà decidere anche con il commissario Guido Bertolaso e con gli strutturisti che stanno lavorando con lui. Dal mio punto di vista ritengo che non si possa pensare di cambiare il profilo storico-artistico dell'Abruzzo, fatto di borghi e case in pietra in stretta relazione con il paesaggio rurale. Cambiare questo vuoI dire snaturare completamente il patrirnonio della regione Lo stesso si può dire per la città dell'Aquila in cui sono moltissime le architetture crollate: anche se non sarà possibile recuperarle, dovranno esserne conservati tipologia e carattere. A che punto è il progetto per una sezione distaccata all'Aquila dell'istituto superiore per la conservazione e il restauro (Iscr) Sta già Lavorando con noi a Celano-Paludi, a circa 70 km da L'Aquila. Qui, all'interno di una struttura degli anni Ottanta, attrezzata ma mai utilizzata appieno, l'Iscr è impegnato in interventi di preconsolidamento su alcune tele. Quando riprenderà la vostra attività «normale»? Lavoreremo in parte a Celano, dove è già possibile trasferirsi, in parte nei container. Vedremo se sarà possibile trovare una sede a L'Aquila. Ma soltanto in seguito...