Firenze, 15 giugno 2009 - E' un piccolo mobile a scomparti, chiamato stipo, l'oggetto del prossimo restauro che avverrà all'interno dell'Opificio delle pietre dure di Firenze. Il mobile risale al '600 e, antiche maestranze dello stesso storico laboratorio, lo costruirono e decorarono tre secoli fa. Si tratta di uno dei rari esempi di stipi medicei arrivati fino a noi di cui conosciamo l'autore, ovvero il più importante ebanista dell'epoca, il fiammingo Leonard Van Der Vinne, detto appunto il Tarsia, attivo a Firenze tra il 1659 e il 1713. Il restauro sarà possibile grazie al premio Invito a Palazzo con cui l'Associazione bancaria italiana (Abi) assegna un riconoscimento al miglior diplomato restauratore della Scuola di alta formazione dell'Opificio, mettendo a disposizione dell'Opificio anche una somma di denaro. Il premio sarà consegnato domani in Palazzo Vecchio in una cerimonia pubblica. Lo stipo, conservato oggi in Palazzo Vecchio, è composto da 19 formelle in pietre dure raffiguranti, in un gioco cromatico, uccelli, fiori, frutta. L'armonia degli intarsi e' completata da tralci di fiori in madreperla e legni policromi. Perfetta la sintesi tra il tema floreale di pietre dure, famoso a Firenze, e la novità delle 'tarsie' lignee eseguite in avorio e madreperla.