SABBIONETA (Mantova) Hanno visto tante battaglie quelle mura. Messe sotto assedio dall'esercito spagnolo, poi riprese con orgoglio dai Gonzaga, di nuovo vinte dagli Asburgo d'Austria, infine espugnate da Napoleone. Ora sulle mura cinquecentesche di Sabbioneta, la cittadella capolavoro del Rinascimento che sorge tra il fiume Oglio e il Po e appena un anno fa l'Unesco ha inserito nel Patrimonio mondiale dell'umanità, incombe una nuova battaglia, ambientale e culturale. E gli abitanti, ai quali sta a cuore oltre alla salute la bellezza della loro cittadina, lanciano un appello alle personalità della scienza e dell'arte. Oggetto della contesa il progetto di ulteriori 12mila metri quadrati di capannoni industriali (che si aggiungono agli attuali 25.000) per una superficie complessiva dell'azienda che produce compensati truciolari che passa dagli attuali 69.000 a 143.000 e che vede a ridosso delle antiche mura ciminiere, parcheggi, depuratori, centrale termica da 19 Megawatt, magazzini per lo stoccaggio di biomasse e tronchi. Un piano di espansione (ma anche di incremento dell'occupazione: si passerebbe dagli attuali 180 a oltre 200 dipendenti) per consolidare la posizione leader raggiunta sul mercato internazionale. «Tutto partì con la necessità di mettere a norma e potenziare la centrale termica, una storia vecchia di 5 anni», raccontano quelli del Comitato Sos Sabbioneta, cittadini messi in allerta un anno fa da un'indagine epidemiologica del dipartimento prevenzione dell'Università di Verona e dell'Asl di Mantova. «Facciamo parte del distretto del legno di Viadana spiegano . E i dati Asl dicono che qui, pare a causa di formaldeide e polvere di legno, c'è un picco di patologia tumorale e di forme asmatiche ». Colpa di polvere e formaldeide? «Non sono state fatte accurate indagini ambientali, nonostante la richiesta dei cittadini. In compenso vediamo incombere l'ampliamento del colosso del legno». Ampliamento ottenuto con uno strumento nato per snellire le procedure burocratiche: lo Sportello unico per le attività produttive. Un po' come la Super Dia per le case dei privati. Ed è curioso notare come per almeno due anni, dal 2006 al 2008, la pratica per l'ampliamento industriale abbia marciato parallelamente a quella per la candidatura a sito Unesco. Alla fine il Comitato denuncia come la «Soprintendenza si sia limitata a richiedere la copertura mimetica delle ciminiere, dei tetti, del parterre dove avverrà la movimentazione mezzi, occultando l'azienda con fasce boscate. È risibile...». Solo la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Lombardia, nel 2006, quando soprintendente era Carla Di Francesco, evidenziò la criticità insita nella presenza dell'azienda e di un suo eventuale ampliamento, che non avrebbe dovuto essere permesso in quella posizione perché non sarebbe stata sufficiente una macchia verde per tamponare l'effetto ciminiera sul paesaggio e sulle antiche mura. Poi il progetto dell'ampliamento è andato avanti. Giovedì scorso la prima sessione della Conferenza dei servizi (primo passo previsto dallo Sportello unico) è stata sospesa in attesa della Valutazione di impatto ambientale (VIA) da parte della Regione. «Poco tempo, ma utile per la nostra battaglia conclude il Comitato . Una vicenda paradossale, se si pensa a tutti gli sforzi per inserire Sabbioneta tra i siti Unesco. Una semplice procedura amministrativa può bypassare agevolmente tutti i vincoli e le protezioni prescritte con sprezzo della salute pubblica e della collettività? ».