Sulla Repubblica del 4 Giugno, Emanuele Piccardo svolge alcune considerazioni sui progetti che trasformano "una parte di città" e rivolge alcune considerazioni critiche sulle associazioni ambientaliste, ed in particolare su Legambiente. Piccardo fa una sua personale contrapposizione tra una Legambiente nazionale che promuoverebbe un "serio dibattito" tra ambiente e innovazione e la "sede genovese" che ad esempio sul progetto del nuovo Lido, avrebbe a suo dire posizioni di contrapposizione "ideologica e radicale". Come è ovvio, Legambiente non è un corpo separato tra centro e periferia, ma - anche tra accenti diversi - unassociazione "unica" che fa della difesa del territorio e della lotta alla speculazione edilizia uno dei centri della sua azione politica. Legambiente, in questo territorio ligure e genovese, ha detto tanti no (sacrosanti, come al forno elettrico che veniva proposto a Cornigliano e alla recente proposta di Gronda autostradale) ma ha anche dato contributi concreti su temi fondamentali come organizzare la raccolta differenziata dei rifiuti, sul sì allenergia derivata dalleolico, sullorganizzazione della mobilità cittadina e sul ruolo del servizio pubblico di trasporto, sul ruolo delle ferrovie in termini di trasporto di uomini e merci. Ed anche sulle politiche del territorio abbiamo fatto proposte concrete, non sul singolo progetto o progettino, ma sul modo in cui intendere la pianificazione. Ne è prova il fatto che nellottobre scorso abbiamo tenuto una partecipata assemblea pubblica, alla presenza della sindaco, su come intendevamo gli indirizzi del nuovo Puc, in elaborazione da parte del Comune. È proprio su questo che Piccardo sbaglia indirizzo prendendosela con Legambiente invece di far notare quella che è la vera incongruenza delle politiche del territorio a Genova: cioè che a forza di realizzare varianti e variatine, anche la più nobile delle intenzioni - che riconosciamo alla Vincenzi - sulle innovazioni a cui dovrebbe portare il nuovo Puc si va ad infrangere contro la dura realtà dei progetti che ci vengono presentati. Allora è giusto, a differenza di quanto sostiene Piccardo, tenere assieme Galliera e Lido, così come Acquasola e Gronda autostradale perché quello che manca è una vera pianificazione del territorio e ci si assesta invece in una logica di delega al privato sia di pianificare che di realizzare. Sia inteso, noi non intendiamo togliere al privato la possibilità di realizzare, così come nella vicenda Lido non abbiamo affatto sostenuto che non si debba fare niente: sappiamo bene che quei valori paesaggistici, monumentali, di fruizione pubblica degli spazi, di standard ambientali e sociali che intendiamo tutelare sono frutto anchessi dellintervento delluomo sul territorio; ma se ciò deve essere, che sia un intervento mirato, serio e soprattutto a vantaggio di tutta la collettività. I 23 appartamenti di lusso previsti al Lido, a filo di mare non ci sembrano corrispondere a questo criterio, e non possono essere digeriti solo perché servono a pagare tutta loperazione "Lido". Come ha dichiarato lArchitetto Giovanni Spalla, noi come Legambiente proponiamo invece la stesura di un progetto urbano integrato per tutta la zona dalla Foce a Bocadasse, funzionale ad affrontare e risolvere i problemi e le contraddizioni che sono state qui messi in evidenza del progetto Lido, che consideri lasse di Corso Italia come uno spazio continuo di percorrenza pedonale e ciclabile, servito unicamente da mezzi pubblici, e non come una strada di attraversamento urbano al servizio di silos per parcheggi, siano essi sotterranei o in superficie. Presidente regionale Legambiente