GIOVEDÌ "EL NOSTER POLITÉKNIK" - come avrebbe detto uno dei suoi laureati più famosi, Gadda - celebra la sua storia che poi è quella del quartiere noto appunto come Città degli Studi, la cui i inaugurazione avvenne il 22 dicembre 1927, alla presenza del ministro dellEconomia in rappresentanza di Mussolini e del podestà di Milano. Lo fa con un volume degli "Annali di Storia dellUniversità italiane" (Clueb) promosso dal centro universitario per la storia delle Università Italiane, dove, sotto la regia di Andrea Silvestri, storici e decenti dellateneo ripercorrono con minuzia il contributo del Politecnico allambiente culturale, scientifico e urbanistico di Milano dalla fine dellOttocento ai giorni nostri: dallepoca cioè della sua prima sede nel Palazzo del Senato alla sua continua disseminazione nella città, sino al recente polo della Bovisa. Pochi giorni fa proprio Città Studi è stata teatro di un altro incontro, quello degli abitanti e dei simpatizzanti alla loro protesta, riunitisi in via Botticelli per manifestare il loro dissenso contro il progetto di sostituzione del vecchio edificio Arti Grafiche Rizzoli per far posto a un complesso di 16 piani, alto 55 metri, in parte destinato secondo i committenti ad alloggi calmierati per studenti fuori sede. Accade insomma quella che è ormai una costante del Dna dellex-capitale morale: da una parte distruggere, dallaltra ricordare. Far fuori il passato, insomma, per poi preservarlo nella nostalgia asettica della Storia. Lidea di costruire un grandioso polo degli studi nellallora periferia est di Milano maturò circa un secolo fa con la scelta dellarea delle Cascine Doppie, meta di scampagnate per i cronisti dellepoca che la descrivevano "pittoresca e romantica". I piani erano ambiziosi, forse troppo per una città che ha sempre avuto paura di pensare in grande. E infatti furono progressivamente ridotti allinsediamento del solo Politecnico e altri sparsi istituti, ma ebbe il merito di lanciare lipotesi di una città "policentrica" attraverso la specializzazione delle nuove zone cittadine previste dal piano regolatore. Oggi Città Studi è un esempio unico - insieme al più tardo QT8 - di polo omogeneo nella sua impostazione urbanistica e nella caratterizzazione delle sue architetture, forse non eccelse, ma pregevoli proprio per la continuità ambientale. Non a caso, come si è tentato di mettere mano al QT8 per stravolgerne limpianto attraverso la sostituzione selvaggia di singoli volumi, si cerca ora di forzare con il grimaldello di unoperazione maldestra lunità ambientale di questa area così caratteristica di Milano. Dietro la foglia di fico dellemergenza abitativa e delle esigenze degli studenti, si tenta di far passare una mostruosità architettonica che aggiunge un ulteriore tocco di protervia a una visione della città come risorsa economica e non bene dei cittadini.