Il collegio edili dellApi: più limiti che nella legge nazionale "Limpressione è che nel varare il ddl attuativo abbiano pesato aspetti di natura politica" Frascarolo: "Serve allargare un po le maglie per avere davvero uno strumento utile" Alessandro Frascarolo è stato appena rieletto presidente del collegio edili dellApi. Il suo mandato durerà 4 anni e sarà, dice «un periodo difficile, una fase di passaggio in cui dovremo cercare nuovi mercati, tecnologie, regole». Frascarolo, che effetti attendete dal Piano casa predisposto dal governo? «Noi abbiamo limpressione che la Regione nel fare la legge attuativa del piano casa sia stata condizionata da ragionamenti di natura politica, non cogliendo la ratio del governo. La legge nazionale si propone di mettere in moto grandi quantità di denaro con gli interventi di edilizia privata, permettendo ampliamenti delle abitazioni fino a 60-65 mq e la possibilità di demolire e ricostruire edifici privati non riqualificabili con un premio al 30-35. E unazione diretta non a fare un regalo ai cittadini ricchi, ma a incentivare gli impresari edili, che a loro volta creeranno occupazione». In cosa la Regione non segue la logica del Piano casa? «Il ddl 625, in attesa di votazione, introduce limitazioni e requisiti non contenuti nella legge nazionale. Ad esempio, la possibilità di ampliare la propria abitazione di 60-65 mq la Regione la vincola al miglioramento al 40 dellefficienza energetica di tutto ledificio. Per le demolizioni a fini di miglioramento energetico, pone il vincolo dei 300 mq. E poi è prevista una durata del Piano fino al 31122010, mentre servirebbero almeno tre anni. La legge nazionale non pone limiti». Cosa chiedete? «Bisogna allargare un po le maglie. Se la Regione comprendesse senza pregiudizi la finalità economica di questa legge ne potrebbe fare uno strumento utile. E necessario allungare il tempi di validità del Piano, non porre limiti per la riqualificazione energetica ed estendere il Piano anche ai capannoni industriali, cosa che in un territorio ricco di realtà produttive come il Piemonte sarebbe importante». Un altro motivo di attrito con i governi locali di cui si parla da tempo sono le norme che regolano gli appalti pubblici. Cosa non va? «Lutilizzo della norma del massimo ribasso è un problema gravissimo. Ci sono imprese che fanno ribassi al 40-50, e spesso non sono neanche intenzionate a finire i lavori. I risultati sono dannosi per lesito economico e tecnico dellappalto, e queste aziende sottraggono risorse e mercato alle aziende sane, che non possono permettersi uguali ribassi. Questo porta ad un imbarbarimento e ad una distorsione del mercato. A questo si aggiunge il problema che diverse aziende soffrono di ritardi nei pagamenti, e questi ritardi non sono più compensati dalle banche, diventate molto prudenti». Nel contesto della forte crisi delledilizia di fascia media, cosa vi aspettate nellambito delle prossime trasformazioni urbanistiche di Torino? «Servono progetti vivibili, con aree verdi e abitazioni a basso consumo energetico. A Torino ci sono grandi possibilità nelle zone di corso Marche e dello Scalo Vanchiglia. Noi preferiamo interventi sui quali possono lavorare imprese piccole, predisponendo un piano urbanistico frazionato in lotti piccoli: meglio 50 imprese che fanno 10 alloggi a testa che una grande impresa che costruisce tutto. Così ci si fa concorrenza, anche sulla qualità».