Polemiche dopo gli spostamenti da Lucca e Firenze alla Lombardia TELENOVELA Marcucci (Pd): solo logiche elettorali LUCCA. Offeso l'onore di Lucca. E poi quello di Firenze. In meno di sei mesi, la Toscana si vede scippare dalla Brianza berlusconiana due eventi internazionali: il G8 della Scienza di Lucca, annunciato dal sottosegretario all'Istruzione Giuseppe Pizza, e il "Davos" della cultura, l'incontro internazionale promesso a Firenze dal ministro (toscano) ai Beni culturali, Sandro Bondi. A poco serve lo sdegno e l'interrogazione che vari parlamentari toscani e romani, guidati dal senatore lucchese Andrea Marcucci, segretario della commissione cultura di Palazzo Madama, presentano al ministero dell'Istruzione e degli Affari Esteri: Mariastella Gelmini conta più di Bondi, forse perché nei piani del Pdl ci potrebbe essere il progetto di candidarla alle prossime elezioni regionali come successore di Roberto Formigoni. E magari, la Gelmini conta pure più del ministro Altero Matteoli, toscano doc molto vicino (anche in senso elettorale) alla Lucchesia. Infatti, lo scippo a Lucca brucia due volte: una perché a febbraio, quando tutto era (quasi) organizzato, l'evento è stato spostato, in fretta e furia a Lesmo, nella villa che il premier Silvio Berlusconi ha acquistato (per 35 milioni) per creare l'università del libero pensiero; una perché ora che a Lesmo l'evento «sulla ricerca» è stato cancellato, non è stato riportato a Lucca, ma trasferito a Monza, a villa Reale, dove - assicura il ministro Gelmini - si terrà a fine settembre. E sempre a villa Reale si dovrebbe tenere l'appuntamento internazionale della cultura, conferma il senatore Marcucci, stando «a quanto si legge sul sito del Comune di Monza». Città da pochi giorni incoronata anche Provincia, con un presidente del Pdl eletto al primo turno. «La predilezione di Monza rispetto a Lucca e Firenze per eventi internazionali - denuncia Marcucci - è la conferma dell'atteggiamento che il governo ha nei confronti del territorio: le scelte sono subordinate a valutazioni meramente partitiche. Si prendono in base a logiche elettorali. E questo è inaccettabile». Nel caso del G8 di Lucca, per Marcucci e per il senatore Vincenzo Vita, collega del Pd in commissione cultura, si rasenta «il ridicolo, visto che non si capisce se la riunione internazionale fissata a Monza coincida con il G8 vero e proprio o non sia piuttosto un declassamento. Ci chiediamo come sia possibile stabilire a gennaio il summit a Lucca, a marzo spostarlo misteriosamente a Lesmo, quindi convocarlo a Monza, poi annullarlo e infine annunciare un non meglio precisato incontro che si terrà a settembre. Tutto questo comporta l'ennesima figuraccia internazionale del nostro paese». Ma in un certo senso anche della Toscana. Infatti, stando a Marcucci (ex sottosegretario ai Beni culturali) e a Matteo Renzi, candidato sindaco del Pd a Firenze, al capoluogo regionale Berlusconi e Bondi tolgono dignità e finanziamenti: tolgono, insomma, la seconda edizione della Davos culturale «a causa di un protocollo d'intesa siglato da governo, Regione Lombardia e Comune di Monza che ha anche il diritto di prelazione sulle successive edizioni della manifestazione»; e tolgono fondi: 8,3 milioni di tagli «al Maggio musicale, al Museo della Scienza, all'Accademia della Crusca. In più a rischio c'è la Biblioteca nazionale che potrebbe essere accorpata con quella di Roma, perdendo così la sua autonomia». A conferma - conclude Marcucci - «della confusione che regna oggi al ministero. Un dato è, però, certo: al governo non sta a cuore la Toscana. Altrimenti non avrebbe preferito la villa Reale di Monza, pur bella, a città inimitabili come Lucca o Firenze».