Ledificio è sopravvissuto allo scempio edilizio ma ora andrebbe aperto alla città, cercando di recuperare il mobilio disperso Ad angolo tra le vie Siracusa e Villafranca, la casa costruita per la sua famiglia da Ernesto Basile (1857-1932), si attesta lungo i margini dellisolato dando vita ad un articolato e complesso sistema di rapporti tra strada, edificio e giardino (questultimo ormai quasi del tutto compromesso dalla violenta espansione edilizia del secondo dopoguerra) ancora percepibile nella struttura dissimmetrica dei due bianchi prospetti incernierati nella mirabile soluzione angolare. Sulla via Siracusa il portone dingresso introduce allo spazio semiaperto del vestibolo - spazio di transizione - da cui si dipartono i possibili percorsi: lungo lasse di percorrenza, al di là di una leggera cancellata, si apre la vista sul giardino; lateralmente una nicchia, rivestita in basso da ceramiche in pasta di vetro acquamarina sormontate da un fregio continuo su piastrelle policrome a fondo dorato, racchiude la doppia rampa di accesso alla hall che disimpegna autonomamente i due ingressi di casa e studio. Allelegante essenzialità esterna corrisponde altrettanto rigore nella composizione degli spazi interni; lortogonalità dellimpianto accentua la semplicità distributiva degli ambienti organizzati intorno al grande quadrato centrale disegnato dalla scala, dalla hall e dalla sala da pranzo, vero e proprio cuore della casa, caratterizzata dal simbolico disegno a turbina del pavimento, mentre lungo la via Siracusa si aprono in successione gli ambienti di ricevimento con il grande salone posto in angolo. «Ho immaginato la mia casa - scrive Basile - pensando dapprima allordinamento interno per le comodità delluso, poi alla costruzione, infine allornato, che deve essere logica conseguenza dellordinamento e della struttura, non affermato preventivamente con preconcetti di stile o di speciali partiti estetici. Il villino moderno ammette la casa distribuita in vari piani; un piano in parte sotterraneo per i servizi; il piano sopra elevato per le sale di studio, da ricevere, da pranzo; il primo piano per le camere da letto e i loro annessi; ammezzati per la servitù. E così è disposta la mia casa». Espressione dei suoi aggiornamenti culturali e di un suo momento architettonico, la casa-studio di Ernesto Basile, scrive Gianni Pirrone nel 1981, è anche, o soprattutto, il modello plastico del suo stile di vita, lequivalente in architettura di un autoritratto, il progetto in cui riassume con sintassi chiara ed impeccabile, le modalità di costruzione di unopera che a pieno titolo è riconosciuta manifesto del modernismo a Palermo. Non si vuole qui tuttavia tracciare una storia delle vicende progettuali di Basile, quanto piuttosto denunciare il profondo stato di degrado in cui - dopo un primissimo e discusso restauro - versa ormai da diversi anni ledificio e luso inadeguato a cui è stato destinato. Mutilata del suo giardino (edificato negli anni Quaranta) che tanta parte aveva rivestito nella fase ideativa, la villa scampata in exstremis alla demolizione fu acquistata dalla Regione Siciliana e adibita a sede della Soprintendenza ai monumenti. Uso assolutamente inappropriato che mortificando la qualità architettonica ne pregiudica altresì la pubblica fruizione, costringendo gli stessi dipendenti a lavorare in spazi privi dei necessari requisiti ambientali e tecnologici e in condizioni di imbarazzante promiscuità. Il disegno degli arredi fissi e mobili, le raffinate decorazioni lignee di porte ed infissi, la ricchezza pittorica delle volte, tutto appare oggi gravemente compromesso dallinadeguata funzione cui va aggiunta unassoluta mancanza di ogni tipo di manutenzione (di inverno la terrazza si trasforma in una grande piscina e lacqua scivola giù lungo le volte affrescate del primo piano) cosa questa ancora più imbarazzante visto che ad occupare gli spazi è proprio la Soprintendenza ai monumenti. Cosa fare dunque? Dopo lunghi silenzi, sprezzanti giudizi, demolizioni e manomissioni delle sue architetture, il periodo liberty ha ritrovato nuove e costanti attenzioni: convegni, mostre, pubblicazioni hanno permesso di ricostruire significativi tasselli di un periodo a larghi tratti sconosciuto e spesso troppo mitizzato. Scomparse le ville Fassini, Deliella, Ugo, la casa-studio di via Siracusa unitamente al villino Florio, recentemente restaurato ma dal futuro ancora incerto, rappresenta uno dei pochissimi esempi sopravvissuti alla mattanza edilizia degli anni Sessanta e Settanta, e sulla cui destinazione dovrebbero convogliare gli interessi e le disponibilità delle istituzioni tutte. Il primo passo, forse, dovrebbe muoversi in direzione di un accordo tra la Regione, proprietaria dellimmobile, e la facoltà di Architettura dellUniversità, custode degli archivi di Giovan Battista Filippo ed Ernesto Basile, per provare a ricostruire proprio allinterno della casa di via Siracusa gli ambienti e latmosfera dello studio sullesempio di quanto fatto a Londra con il John Soanes Museum, a Milano con Achille Castiglioni, a Roma con Giorgio De Chirico o, per rimanere a Palermo, i casi di Villa Withaker in via Dante o di Palazzo Mirto, solo per citarne alcuni. Progettare cioè un luogo che abbia una più giusta dimensione per la conservazione e consultazione dei documenti di archivio, cercando di recuperare parte del mobilio disperso, organizzando visite didattiche e affiancando possibilmente i lavori e le ricerche di un Centro studi di Storia dellarchitettura che proprio negli ambienti di via Siracusa potrebbe trovare sistemazione
SICILIA - VILLINO BASILE. Una riflessione sulla casa-studio dellarchitetto, in via Siracusa
La casa-studio di Ernesto Basile, costruita nel 1920, è stata trasformata in sede della Soprintendenza ai monumenti a Palermo. Tuttavia, l'edificio è stato utilizzato in modo inappropriato e la sua qualità architettonica è stata compromessa. Il giardino, che era una parte importante della casa, è stato distrutto e non è stato restaurato. La casa è stata utilizzata per scopi inadeguati, con dipendenti che lavorano in condizioni di promiscuità e mancanza di spazi adeguati.
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