Nessuna finestra è stata aperta nello scalone. Né mi risulta che ci sia questa finestra» così Gerardo Marotta, presidente dell'Istituto degli studi filosofici, respinge al mittente l'accusa del sovrintendente Stefano Gizzi secondo cui sono stati commessi abusi edilizi a Palazzo Serra di Cassano. Marotta sgombra il campo per quello che riguarda l'appartamento storico, per il resto del complesso la responsabilità non è sua. Professore, è sorpreso dalla denuncia di Gizzi? «Dico che nessun immobile come l'appartamento storico di Palazzo Serra di Cassano e appartenente al pubblico demanio è tenuto così in perfette condizioni di manutenzione. Da quando l'istituto è entrato nel godimento dell'appartemento storico nessuna finestra è stata aperta nello scalone». C'è il problema degli ascensori. «Noi non abbiamo ascensori che possono servire l'appartamento storico, se vi sono altri ascensori in Palazzo Serra di Cassano serviranno ad altri condomini. Quando lo Stato diventò proprietario dell'appartamento storico l'Istituto italiano per gli studi filosofici dovette battersi per ottenerne l'assegnazione ed evitare che l'appartamento storico diventasse un ufficio lotto e lotterie. Dobbiamo ringraziare l'avvocato Mario Del Vecchio allora presidente del Consiglio regionale della Campania. Che ci fu vicino, ma soprattutto il ministro dei beni culturali e ambientali Vincenzo Scotti che con un decreto ministeriale ci assegnò in concessione l'appartamento storico». Insomma, nessun abuso dell'Istituto? «Oggi l'appartamento storico può vantare un grande bilancio di attività: sono stati aggiunti al bellissimo quadro di Mattia Preti una serie di quadri che il grande artista Armando De Stefano ha voluto donare all'Istituto, quadri che raffigurano Gaetano Filangieri, Eleonora Pimentel Fonseca e la rivoluzione napoletana. Da parte mia, non solo ho donato le storiche librerie di Giocchino Murat che occupano oggi l'immenso salone d'ingresso di Palazzo Serra di Cassano ma migliaia e migliaia di volumi e la grande collezione di riviste». Cosa fare per salvare i monumenti di Napoli? «Rivolgo un appello alle autorità competenti perché Palazzo Penne e Palazzo Carafa vengano salvati dalla rovina. E che i Quartieri spagnoli vengano salvati dal degrado. Ricordo le battaglie che Benedetto Croce affrontò con la rivista Napoli nobilissima per salvare l'Acropoli di Napoli». Ci sono altri siti in pericolo? «Occorre salvare dalla speculazione l'attuale caserma Nino Bixio. Perché in quella zona dovrebbe essere riportato alla luce quanto resta del tempio di Afrodite Euploia». Il futuro di Napoli passa per la cultura e la salvaguardia dei beni? «Vorrei ricordare le lotte che conducemmo con la famiglia Croce e con Antonio Iannello per ottenere che i locali occupati dal Consiglio regionale e dai gruppi regionali fossero restituiti alla biblioteca nazionale e della recentissima battaglia per evitare che la biblioteca nazionale con le sue splendide collezioni tra cui la collezione Farnese venisse trasferita per far posto a uffici delle sovrintendenze di Avellino e Benevento, anche Gizzi ci aiutò». lu.ro.