ROMA In Italia circa il 70 del patrimonio artistico è di carattere religioso. Su circa 95.000 chiese, 85.000 sono ritenute un bene culturale così come 1.535 monasteri, 3.000 complessi monumentali, 5.500 biblioteche, 26.000 archivi, 700 collezioni e musei ecclesiastici e migliaia di quadri e sculture. Per questo la Conferenza episcopale italiana ha stanziato parte dei fondi dell'8 per mille per la tutela dei beni artistici. Ma, spiega all'indomani della rapina in un convento campano costata la vita a una suora mons. Giancarlo Santi, responsabile dell'Ufficio per i beni culturali ecclesiastici, i sistemi antifurto allestiti dalla Gei con un'intesa firmata nel 1996 con il ministero dei Beni culturali riguardano le chiese e parrocchie che con le loro opere possono incorrere in furti d'arte, mentre le singole comunità religiose provvedono come possono a difendersi dai banditi. «Come Gei - spiega mons. Santi - diamo dei contributi alle diocesi per l'installazione di impianti antifurto, e quando vengono richiesti cerchiamo di darli per tutti i luoghi in cui si teme che possano avvenire dei furti. Ma ogni ente ecclesiastico cerca di dotarsi di impianti d'allarme come fanno i cittadini per i loro appartamenti: sono spese sostenibili per limitare i danni, e ciascuno le affronta autonomamente».
Le chiese diventano blindate
In Italia circa il 70% del patrimonio artistico è di carattere religioso. La Conferenza episcopale italiana ha stanziato parte dei fondi dell'8 per mille per la tutela dei beni artistici. Mons. Giancarlo Santi, responsabile dell'Ufficio per i beni culturali ecclesiastici, spiega che i sistemi antifurto allestiti dalla Gei riguardano le chiese e parrocchie che possono incorrere in furti d'arte. Le singole comunità religiose provvedono come possono a difendersi dai banditi. La Gei fornisce contributi alle diocesi per l'installazione di impianti antifurto, ma ogni ente ecclesiastico cerca di dotarsi di impianti d'allarme autonomamente.
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