Una fondazione lirico sinfonica senza il suo teatro è «un'assurdità». Lo scrive l'avvocato Michele Costantìno, legale di Vittoria Messeni Nemagna, una delle proprietarie delPe-truzzelli, che ieri, con unalet-tera al ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani, ha chiesto di rivedere i termini dell'accordo. Il protocollo d'intesa prevede che «la data di decorrenza della concessione non potrà comunque essere superiore ai quattro anni»; ma, obietta il legale, nel 2006 sarà completato tutt'al più il foyer, e non certo l'intero teatro. Le sorelle e le nipoti di Vittoria Messeni, però, non sono d'accordo: «Siamo contrari a uno stravolgimento dell 'accordo - dice il loro avvocato, Ascanio Amenduni - bisogna procedere a piccoli passi». Ieri, intanto, al processo Petruzzelli, scontro in aula tra Rosalba Messeni Nemagna e una negoziante che le avrebbe confidato di aver appreso dalla madre che il mandante del rogo fu Ferdinando Pinto: la donna, ieri, ha negato tutto. C'è un Ente, e cioè una Fondazione lirico sinfonica, ma non c'è il teatro. La contraddizione è evidente, almeno secondo il legale di una delle proprietarie del Petruzzelli, Michele Costantìno, che, ieri, con una lettera inviata al ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani è tornato ad esprimere le sue perplessità sulle «assurdità della situazione attuale». E quindi a chiedere, come aveva già fatto nel gennaio scorso, di rivedere i termini dell'accordo, «rinegoziando le condizioni», o in alternativa «rimuovendo gli ostacoli frapposti all'attuazione degli interessi regolati». Il ragionamento del legale di Vittoria Messeni Nemagna, una delle eredi del Petruzzelli, è semplice: la Fondazione lirico sinfonica, diventata realtà nel 2003, dovrà gestire le attività di un teatro i cui lavori di ristrutturazione rischiano di non essere mai terminati. Il futuro del Petruzzelli, quindi, per l'avvocato Costantìno è incerto. Del resto, spiega, basta fare un passo indietro, e tornare al 21 dicembre del 2002, giorno in cui viene firmato il protocollo d'intesa che di fatto segna e sancisce la nascita dell'ente. L'accordo raggiunto tra i proprietari del Petruzzelli e la Regione Puglia, la Provincia e il Comune di Bari, detta regole ben precise. Una su tutte, la quattordicesima fondazione lirico sinfonica italiana avrà una concessione per la gestione delle attività del teatro a partire «dalla data di ultimazione dei lavori di ricostruzione intendendosi per questa la consegna del Teatro funzionante da parte della impresa appaltatrice». In altri termini, l'ente comincerà ad operare quando le operazioni di ristrutturazione del Petruzzelli saranno ultimate. E, così come stabilito dal protocollo d'intesa, lo farà per quarant'anni. Ma il legale di Vittoria Messeni Nemagna è pessimista. Ed affida il suo pensiero ad una ricostruzione della vicenda. Nove giorni, dopo la firma dell'accordo, spiega infatti l'avvocato, e cioè il 30 novembre del 2002, «la Soprintendenza ha pubblicato il bando di gara per i lavori parziali ed ha utilizzato i fondi pubblici stanziati per riavere il teatro funzionante». Non solo: il protocollo d'intesa, prevede, tra l'altro, che «la data di decorrenza della concessione non potrà comunque essere superiore a quattro anni da quella di sottoscrizione dello stesso accordo». Nel 2006, quindi, i lavori che, così come stabilito nel protocollo d'intesa, sono necessari per restituire il teatro alla città di Bari, dovranno essere completati. Ed èquesto il punto. «Perquella data - spiega il legale di Vittoria MesseniNemagna - sarà pronto solo il foyer del Petruzzelli». Le perplessità sul futuro della struttura, quindi, per una delle eredi, sono inevitabili. Il rischio è di avere nel 2006 una Fondazione lirico sinfonica chiamata a gestire le attività di un teatro che, tra due anni, sarà ritornato alla luce solo parzialmente. Da qui la necessità, per Vittoria Messeni Nemagna, di «rinegoziare le condizioni». Una posizione che, però, non è condivisa dalle sorelle e dalle nipoti. «Siamo contrari ad uno stravolgimento dell'accordo, è indispensabile procedere a piccoli passi, siamo soddisfatti per l'azione del governo» spiega Ascanio Amenduni, legale delle sorelle Maria e Rosalba e delle eredi di Antonio Messeni Nemagna.