Stefano Gizzi, sovrintendente ai beni ambientali e monumentali, lancia l'allarme per gli edifici di valenza storica e artistica dei privati a Napoli. Sotto accusa la mancata manutenzione e il perpetrarsi di abusi edilizi. Nel mirino Palazzo Serra di Cassano a Monte di Dio, Palazzo Reale, Palazzo Carafa e Palazzo Donn'Anna a Posillipo. In particolare Gizzi punta il dito, facendo anche autocritica sul suo mandato, sullo stato in cui versa la facciata di Palazzo Reale, bene pubblico. Spregio delle regole e atti di vandalismo nei siti privati, invece, rischiano di mettere a repentaglio la qualità e la vita stessa di monumenti storici eccezionali. Gizzi accusa: «Superfetazioni, balconi, soppalchi, finestre, interi piani sono stati aggiunti in maniera posticcia e senza autorizzazioni». Allarme rosso per gli edifici di valenza storica e artistica dei privati. Sotto accusa la mancata manutenzione e il perpetrarsi di abusi edilizi. A lanciarlo è Stefano Gizzi, sovrintendente ai beni ambientali e monumentali, che punta l'indice verso Palazzo Serra di Cassano, ma non solo. Perché Gizzi fa autocritica per quello che attiene al suo mandato, in particolare allo stato in cui versa la facciata di Palazzo Reale che da su Piazza del Plebiscito. «Anche noi dovremmo essere più puntuali - dice - il problema della manutenzione della Reggia esiste». Spregio delle regole e atti di vandalismo nei siti privati, invece, rischiano di mettere a repentaglio la qualità e la vita stessa di monumenti storici eccezionali per il loro valore ma che non ricadono sotto la giurisdizione del pubblico. «Ho fatto regolari denunce alla Procura della Repubblica senza mai ricevere un riscontro, vale per Palazzo Serra di Cassano, per Palazzo Carafa e anche per Palazzo Donn'Anna» racconta il sovrintendente. «Superfetazioni, balconi, soppalchi, finestre, interi piani» sono stati aggiunti in maniera posticcia e senza autorizzazioni. Poi un affondo al Comune pur non polemizzando con il sindaco Rosa Russo Iervolino: «In quella piazza del Plebiscito il Comune deve fare la sua parte per contenere gli atti vandalici così come noi dobbiamo fare la nostra per Palazzo Reale». Poche ore prima il primo cittadino Rosa Russo Iervolino, in occasione del vertice dei Capi di Stato rispondendo a una domanda sul degrado della facciata di Palazzo Reale aveva detto: «Non fatemi parlare male del sovrintendente» lasciando trapelare l'insoddisfazione per lo stato delle cose. Un j'accuse, quello di Gizzi, destinato a scuotere proprietari e perché no, anche i magistrati che il dossier del sovrintendente ce l'hanno sul loro tavolo. Che arriva alla vigilia del superpiano per il centro storico che Regione e Comune si accingono a presentare martedì. Duecento milioni di euro sul tavolo - fondi che arrivano dall'Unione europea, stanziati perché il centro storico di Napoli è stato dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità - per ridare splendore, sicurezza e nuova vita alla Napoli greca e romana, ma anche a quella di Don Pedro da Toledo facendo correre l'orologio della storia all'indietro a suon di milioni. Il difficile è appunto il controllo sugli edifici privati. Forse anche immaginando questo grande restauro Gizzi ha lanciato l'allarme, un po' come avvertire prima i protagonisti di questo restyling che ci sono regole da rispettare. Perché gli edifici privati dichiarati di interesse nazionale hanno vantaggi come i contributi ma hanno anche l'obbligo di rispetatre le regole e manutenere i siti di loro proprietà. In questo contesto si inserisce il discorso dell'abbattimento delle barriere architettoniche. In nome del dare la possibilità a che è portatore di disabilità pari opportunità, spesso si consumano abusi devastanti. Perché è necessario a volte inserire degli ascensori, o degli elevatori per i disabili e per gli anziani. La questione è di civiltà, il punto è trovare la giusta sintesi senza alterare i luoghi. Il problema è enorme e riguarda tutto il centro storico. Anche su questo dalla sovrintendenza hanno idee chiare, e soprattutto documenti, dossier che rendono il senso delle cose in maniera concreta. Da martedì se ne saprà di più perché al tavolo del restauro del centro storico siederà con ogni probabilità anche Gizzi, l'occasione per dare la sveglia a tutti. Salvaguardare il patrimonio monumentale e artistico di Napoli - il ragionamento - significa garantire alla città il futuro. «La facciata di Palazzo Reale? Il vero problema sono gli abusi negli edifici storici dei privati, basta pensare a Palazzo Serra di Cassano». Stefano Gizzi, sovrintendente ai beni ambientali e architettonici si sfoga, fa il punto sullo stato - è il caso di dire - dell'arte dei monumenti a Napoli e il quadro che ne viene fuori è a tinte non chiarissime. Allora, sovrintendente, partiamo da casa sua: la facciata di Palazzo Reale che da sulla piazza del Plebiscito è imbarazzante. Vetri rotti, colore svanito, pezzi di balconata cadente, capperi che crescono a cielo aperto, giardini sui tetti. «Sarebbe importante avere un fondo speciale per la manutenzione, ma il fondo manca, un po' alla volta si farà. Sui progetti si riesce a giostrare sui fondi. L'auspicio che faccio anche a noi della sovrintendenza è di operare con maggiore puntualità. Però anche il Comune dovrebbe fare la sua parte per frenare gli atti di vandalismo che si consumano nella piazza e che danneggiamo il monumento». Ma quanto serve per ridare dignità a Palazzo Reale, giustamente elogiata per la sua bellezza dal presidente Napolitano? «C'è un piano di manutenzione triennale per ciascun anno servono almeno 500mila euro». Palazzo Reale anche per la sua location e la sua storia è il biglietto da visita della città. Perché non si è pensato prima di mettere mano alla manutenzione? «Abbiamo dovuto privilegiare la sicurezza all'estetica». Può essere più preciso? «A Palazzo Reale c'è la biblioteca nazionale, la sovrintendenza, la nuova sovrintendenza per i beni della provincia e la direzione regionale. Tutto questo dà adito a problemi di sicurezza dei sorveglianti. Non trascurerei neanche il fatto che c'è stato il grande restauro del San Carlo. Mentre da gennaio riaprirà il Teatrino di corte i cui lavori stanno volgendo al termine. Piano piano arriveremo anche a risolvere i problemi della manutenzione. Però come dicevo non mi focalizzerei solo su questo». Cosa significa? «La cosa drammatica sono gli edifici privati. Penso a Palazzo Serra di Cassano, che ha una enorme valenza artistica e culturale e malgrado questo ci sono una serie di abusi, così come a Palazzo Carafa e a Palazzo Donn'Anna». Di che abusi si tratta? «A Palazzo Serra di Cassano, per esempio, all'interno c'è una finestra aperta che ha spezzato la dignità di questo scalone. Poi nel cortile minore gli ascensori, sui terrazzi abusi di ogni tipo, per non tacere delle sopraelevazioni non autorizzate con denunce continue alla Procura della Repubblica senza mai avere un riscontro». E di Palazzo Carafa cosa dice? «Sono stati effettuati lavori in difformità alle nostre indicazioni. Mentre per Palazzo Donn'Anna ci sono una serie di chiusure». Come lo Stato può difendere questi monumenti? «Si tratta di edifici di interesse nazionale, i proprietari hanno vantaggi importanti di ordine economico, ricevono fondi, ma hanno l'obbligo di rispettare le regole e le prescrizioni per la manutenzione». lu.ro.