Uno spazio disegnato da Luigi Cosenza come proposta di rottura degli schemi urbanistici del tempo oltre che pensato come laboratorio per riconvertire il sottoproletariato napoletano alle regole dellorganizzazione e del merito dellimpresa moderna. Compito difficile del cui valore simbolico Ottiero Ottieri seppe cogliere il segno, nel suo indimenticabile "Donnarumma allassalto", e che, fatta salva qualche eccezione, passò quasi inosservato allattenzione degli intellettuali, dei politici e dei sindacalisti del tempo. Visto dalla lontana Ivrea lesperimento di Pozzuoli costituiva, invece, uno dei modi in cui allepoca si poteva declinare concretamente lutopia di uno sviluppo industriale rispettoso degli assetti e delle radici culturali del territorio, concepito appunto, da Olivetti, come Comunità, cellula politica e fondamento di una democrazia a ordinamento federale. Un percorso che la classe dirigente postbellica non volle intraprendere: piuttosto che dar credito allutopia dellindustria dal volto umano scelse di incassare i vantaggi politici offerti, in termini di occupazione e di benessere, da una macroindustrializzazione senzanima e bollò di utopismo il progetto dellimprenditore. Oggi, mentre ci interroghiamo sul destino della nostra democrazia, sul significato del federalismo, sullefficacia degli strumenti per promuovere lo sviluppo, ha di nuovo senso tornare a parlare del progetto di Adriano Olivetti. Loccasione è offerta dallincontro che si terrà stamane presso la facoltà di Scienze Politiche de "LOrientale", (Palazzo Dumesnil, ore 10) per presentare il libro di Sergio Ristuccia, "Costruire le istituzioni della democrazia" (Mursia, 2009). Studioso dei processi istituzionali e protagonista egli stesso della stagione culturale fiorita intorno allesperienza di Comunità, Ristuccia offre una sistematica ricostruzione del pensiero politico dellindustriale di Ivrea e si propone, soprattutto, di dimostrarne la validità ai fini della riflessione sulle trasformazioni in atto nel sistema politico italiano. Egli non ha difficoltà a dimostrare che questioni individuate come strategiche per lItalia che usciva dal conflitto, come la qualità e la formazione della classe dirigente, il bilanciamento del sistemi dei poteri tra centro e periferia e il ruolo e lidentità culturale e politica dei territori, risultano ancora aperte. Altresì si presenta in larga parte inevasa la questione che limprenditore piemontese si riprometteva di affrontare: il coinvolgimento del Mezzogiorno nel processo di modernizzazione tecnologica e, in senso lato, culturale. Le competenze che ne accompagnarono la realizzazione non erano di casa nel mondo intellettuale della Napoli del tempo. Se si esclude lapporto decisivo dellarchitetto Cosenza, la psicologia di fabbrica, la sociologia industriale, il management e la cultura dellorganizzazione con i loro linguaggi e le proprie pratiche non riuscirono a farsi strada e ad attecchire, con lintero complesso delle scienze sociali, nella città di Donnarumma. Oggi che si lamenta la scomparsa delle vocazioni intellettuali di gramsciana memoria e si parla "di nuovo blocco storico tra popolo e intellettuali", cerchiamo di ricordarcene. Nella visione di Olivetti questi ultimi avevano poco in comune con le sempre verdi élites intellettuali della nostra città e con i volenterosi epigoni di una sinistra di lotta e di governo. Erano, piuttosto, dei "tecnici", selezionati sulla base del rigore etico e delle competenze reali, abilitati a contare nella fabbrica come nella poliscomunità per quello che sapevano concretamente fare. Alieni nella Napoli di allora, in cerca di se stessa, come quella di oggi.
CAMPANIA - URBANISTICA. L'utopia industriale di Pozzuoli
Oggi, il progetto di Adriano Olivetti, che prevedeva la creazione di Comunità come cellula politica e fondamento di una democrazia a ordinamento federale, ha di nuovo senso. Il libro di Sergio Ristuccia, "Costruire le istituzioni della democrazia", offre una sistematica ricostruzione del pensiero politico dellindustriale di Ivrea e si propone di dimostrarne la validità ai fini della riflessione sulle trasformazioni in atto nel sistema politico italiano. Il progetto di Olivetti prevedeva il coinvolgimento del Mezzogiorno nel processo di modernizzazione tecnologica e culturale, ma non fu realizzato.
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