Lintervento LA RECENTE e prematura morte di Nico Orengo ha privato la Liguria di un intenso interprete della sua storia e dei suoi drammi di terra protesa sul mare, inquieta per natura, piena di favola e di avventure. Singolare destino quello della nostra regione, ricca di artisti che hanno insistentemente invocato su di essa la persistenza della grazia che la natura le ha dato e inutilmente scongiurato gli uomini di non togliergliela. Specie a Ponente. Dalla speculazione edilizia di Calvino alle angosce della terra franante di Biamonti alle perdute bellezze internazionali di Orengo, sempre grandi scrittori hanno dichiarato amore e preoccupazione per questa regione che lopera delluomo sembra ostinarsi a imbruttire e ferire. Bisogna dirlo. I liguri di oggi non amano la loro terra. Si dirà: ma se qui (le ultime elezioni lo hanno ribadito) è forte la Lega, partito regionalista e legatissimo al territorio se mai ce nè uno! Ma la Lega predica il disprezzo per laltro, non lamore per il proprio. E, come quasi tutti gli altri partiti, non guarda il fragile paesaggio circostante, è indifferente alla residua bellezza dei luoghi e pensa al territorio solo come a un terreno edificabile Non cè amore per la Liguria nei politici, che la considerano in termini di cubatura, posti barca, moli, e deridono chi supplica di non cancellare la vista del mare o non deturpare un borgo antico. Come mai il vantaggio della regione consiste per loro solo nei guadagni che vi si possono fare, nei ricavi del turismo e degli immobiliaristi, e sia pure anche in lodevoli occasioni di sviluppo e lavoro, e non anche nella bellezza delle coste, nel fascino delle città di mare, nella preservata dimensione naturale e storica? Perché quel nuovo, che il ministro Scajola mi rimproverava, qualche giorno fa, di temere (ma la Vincenzi direbbe la stessa cosa), non tiene conto, per la Liguria, anche del bello, non si presenta anche col volto della premura e dellattenzione di chi, di fronte a un bene, innanzitutto lo protegge e non concepisce che il suo sfruttamento comporti anche il suo danneggiamento? Perché i politici e gli amministratori danno così spesso la sensazione che questa sia più una terra da sfruttare che un patrimonio da conservare e consegnare intatto e migliore ai nostri figli? Costruiscono di tutto, a terra e in mare. Imbruttiscono i porti antichi e piccoli. Perché pensano che questo è il futuro, lavvenire: una terra separata dal mare, centri storici che perdono il loro fascino, verde che scompare, traffico irrespirabile. Una delle ultime lettere di Camillo Sbarbaro documenta il tentativo di quel mite, grande poeta di impedire una grossa speculazione edilizia su un terreno pubblico, a Spotorno. Era il 1967; si sa comè finita. Poco prima di morire, Nico Orengo si era comperato un uliveto: un gesto d amore per la sua terra, affidato stavolta non solo alla cultura delle parole, ma anche a quella, altrettanto antica e premurosa, delle piante. Voleva salvarlo e lasciarlo vivere. Ma gli artisti si omaggiano quando muoiono, e non si ascoltano mai. Un conto, si dice, è la poesia e laltro la pratica. E si dimentica che la pratica della Liguria è innanzitutto la sua poesia, il suo paesaggio essenziale, la sua semplice bellezza.