Dall'Arena di Verona al Maggio Fiorentino, dal Carlo Felice di Genova al S. Carlo di Napoli, all'Opera di Roma, a tanti altri enti musicali, lirici e teatrali d'Italia si rischia la riduzione dell'attività culturale ed il posto di lavoro di artisti e mastranze. I tagli allo spettacolo sono pi gravi degli altri, perché quel mondo rappresenta la nostra identità e, assieme al turismo, pu costituire unvolano importante per l'economia. Guglielmo Epifani ha denunciato la crisi della cultura in un recente convegno organizzato dall'Slc Cgil, dedicato all'emergenza occupazionale nel settore, dove su 400.000 addetti (di fondazioni lirico sinfoniche, teatri, balletti, circhi, musica, cinema) solo un decimo è a contratto a tempo indeterminato; tutti gli altri sono precari, pagati a prestazione con compensi irrisori, a volte in nero, senza tutele nè ammortizzatori sociali, e almeno 40.000 rischiano di restare senza lavoro. Tutto questo, se il governo non ripristinerà le risorse del Fus (fondo unico dello spettacolo), letteralmente falcidiate con l'ultima Finanziaria: il 35 in meno, per un totale di 556 milioni nel trienmo. Stando così le cose, nel 2011 saranno disponibili appena 307 milioni, pari allo 0,20 del Pil (Francia e Germania spendono l'1,5), facendo dell'Italia il fanalino di coda in Europa. Nella passata legislatura il governo Prodi aveva riequilibrato i fondi in dotazione, già ridotti dal precedente esecutivo Berlusconi, riportandoli ai livelli del 2001. Oggi la nuova pesante decurtazione, nonostante l'impegno a parole del ministro dei Beni Culturali Bondi. Se i tagli saranno confermati imploderà l'intero sistema awerte Silvano Conti, della segreteria nazionale Slc , perché stavolta vi èl'aggravante della crisi economica, e un mondo lavorativo e produttivo verrà messo in liquidazione. A rischio di chiusura sono le 13 fondazioni liriche (che il 12 giugno hanno attuato una giornata di mobifitazione nazionale), cui va il 45 del Fus, ma non meno importante è il rinnovo dei contratti e la revisione del modello previdenziale della categoria, la difesa dei corpi di ballo, la definizione di nuove regole sul diritto d'autore, di norme antitrust e tutele contro il fenomeno dilagante della pirateria nel cinema e nell'audiovisivo. C'è bisogno di una riforma complessiva che ridefinisca l'intervento pubblico e il ruolo dei privati rileva Conti , ma prima ancora c'è da fare una battaglia di civiltà in nome della cultura, tassello fondamentale per la democrazia del paese.