La ricerca attira linteresse di altri specialisti. Poi nel 1988 alcuni campioni prelevati dalla Sindone sono sottoposti alla datazione con il radiocarbonio, e un tam-tam su tutti i mass media del mondo presenta il Telo come un falso medievale: una sentenza netta che pare inappellabile. La ricerca su quelle misteriose tracce di scrittura, iniziata con tanto entusiasmo, si blocca di colpo. Siano pure molto antiche, nessuno vuole più studiare quelle scritte che ora - come dicono tutti - stanno su un «falso medievale». Nel 1994 alcuni esperti francesi di analisi dei segnali riprendono in mano la questione: sono scienziati, dunque sanno bene quanti limiti può avere una datazione al radiocarbonio. Uno di loro è il professor André Marion, docente presso lInstitut Superieur dOptique dOrsay a Parigi. Marion sottopone la Sindone a un software usato per riportare alla luce le antiche scritture oggi non più visibili; proprio sotto limpronta del volto trova la sequenza in lettere greche HOY, quanto resta del nome IHOY, trascrizione greca delloriginale semitico Yeshua, ovvero "Gesù". Insieme allaltra parola già vista da Marastoni forma IHOY NAZAPHNO, cioè "Gesù Nazareno". E poi ancora altri gruppi isolati di segni in greco e latino disposti intorno al volto: questo scritto, composto da varie strisce, formava una specie di cornice. Sono parole frammentarie difficili da capire. André Marion presenta i risultati della sua ricerca sulla rivista specialistica Optical Engineering e poi nel 1998 in un libro scritto con la collega Anne-Laure Courage. I due scienziati invitano gli esperti in discipline storico-archeologiche a continuare lo studio per capire quale sia lesatto significato di quelle parole. Intanto hanno consultato alcuni specialisti che lavorano presso la Sorbona e altri prestigiosi istituti francesi di ricerca. Anche se dato in via informale, il responso è piuttosto chiaro: le scritte sembrano paleocristiane, forse anteriori al Terzo secolo dopo Cristo. Dopo circa dieci anni di ricerca, il profilo di quelle parole è oggi molto più netto: il testo con cui la Sindone entrò in contatto non era un libro ma un documento, un documento sulla sepoltura di Gesù Nazareno. Un atto originale, come pensava Marastoni, o forse un antichissimo testo non canonico: ma in questo caso si tratta di qualcosa scritto dai cristiani della prima generazione, quando ancora il greco non era la loro lingua e prima che fossero composti i vangeli (60-90 circa dopo Cristo). Le informazioni contenute in queste scritte non coincidono sempre con le notizie dei vangeli ma piuttosto si compenetrano a vicenda con esse, e insieme completano il resoconto della sepoltura. Danno dettagli secondari, dimportanza minore, che forse gli evangelisti tralasciarono perché non avevano alcun valore per la fede. Per lo storico moderno, invece, hanno un valore enorme. Come ad esempio altre tracce di scrittura in caratteri ebraici trovate nella zona sotto il mento dallanalista Thierry Castex con lo stesso metodo applicato da Marion: si distingue un testo frammentario di cui per ora si legge bene solo una frase centrale, noi abbiamo trovato (oppure perché trovato). Tali parole richiamano con precisione la denuncia con cui, secondo il vangelo di Luca, Gesù fu condotto dai membri del Sinedrio davanti a Ponzio Pilato: Lo abbiamo trovato che sobillava il popolo. La ricerca è ancora in corso, varie cose sono da chiarire e nei prossimi mesi avremo un quadro molto più preciso. Sta di fatto però che secondo il diritto romano nessun processo poteva iniziare senza un documento scritto di denuncia, e se il Sinedrio scriveva è molto probabile che lo facesse in ebraico o in aramaico. Gli autori antichi usano per il vangelo di Luca un verbo greco, istorèo, che indicava gli storici in senso vero e proprio, cioè chi scrive avendo visto i fatti di persona oppure dopo aver consultato dei documenti. E se avessero ragione?
La Sindone e il segreto dei Templari - Le scritte che riaprono il caso del "falso medievale"
Nel 1988, alcuni campioni della Sindone di Torino furono sottoposti alla datazione al radiocarbonio, ma i risultati furono interpretati come falsi e la ricerca si fermò. Nel 1994, un gruppo di esperti francesi riprese la ricerca e utilizzarono un software per analizzare le antiche scritture sulla Sindone. Il professor André Marion e la collega Anne-Laure Courage trovarono la sequenza "HOY" e "IHOY NAZAPHNO", che potrebbero essere trascrizioni greche dell'originale semitico "Yeshua", ovvero "Gesù". La ricerca ha continuato e gli esperti hanno trovato altre tracce di scrittura in caratteri ebraici, tra cui una frase che richiama la denuncia del vangelo di Luca.
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