Mancano i cartelli di divieto ma la zona è ormai quasi del tutto recintata Le ruspe dell'Interporto sono già in movimento, ma il cartello del divieto d'ingresso non è stato ancora piantato. E così, venerdì sera una cinquantina di cittadini pratesi ha potuto tranquillamente andare a spasso per Gonfienti, lungo un itinerario a piedi che si è snodato da piazza della Chiesa passando per Villa Niccolini, fino alla zona degli scavi etruschi. Sotto la guida dell'architetto-archeologo Giuseppe Centauro e del geologo Maurizio Negri, i pratesi hanno potuto rendersi conto della situazione che si è venuta a creare, con i 46 grossi pali alti 25 metri innalzati lungo il perimetro dell'Interporto per fare spazio all'occhio delle telecamere. Non sarà facile addentrarsi in questo territorio, con la rete che nel giro di un mese chiuderà l'area. «Ma così - rileva Mauro Franceschini, ex sindacalista da sempre impegnato nella difesa di Gonfienti - s'impedisce ai cittadini di fruire dello spettacolare verde che la natura ha creato in questo posto. La chiusura procurerà disagi all'ambiente non solo da un punto di vista storico e archeologico, ma anche naturalistico per via della presenza di laghetti e zone umide». Tanti ancora i punti interrogativi sul futuro di Gonfienti: al termine della passeggiata, si sono dati appuntamento circa 150 cittadini nel salone della parrocchia. Tutti con la curiosità di sapere perché finora quel gioiello di archeologia non è stato adeguatamente valorizzato. «Perché la Soprintendenza ha permesso questo stato di abbandono?». E ancora: «Perché non ha fatto niente per ripulire la zona degli scavi e per cercare di renderla fruibile al pubblico?», queste le domande più ricorrenti rivolte agli esperti Centauro e Negri. L'idea di gran parte dei cittadini del quartiere è quella di proseguire con queste iniziative di provocazione che, per dirla con le parole di Franceschini «non vogliono essere urlate, ma devono servire a richiamare l'attenzione delle istituzioni sul caso Gonfienti». E fioccano diverse proposte, che saranno sottoposte ad Arci e Legambiente. Si pensa di tempestare la Soprintendenza con mail di protesta, oppure di organizzare un raduno nazionale di trekking proprio a Gonfienti e magari di esporre una documentazione fotografica sulla rete dell'Interporto mettendo a confronto le immagini degli scavi prima e dopo l'estate del 2007, quando cioè si sono interrotti i lavori della Soprintendenza. Maria Larda