Per duemila metri quadri si parte da 7 milioni e mezzo Masseroli: "Riqualifichiamo una zona centralissima in totale abbandono incassando una cifra considerevole" Case e uffici, cambia via Torino Il Comune mette allasta larea bombardata nella Seconda guerra Case, uffici e negozi al posto dei palazzi bombardati durante la Seconda guerra mondiale. Palazzo Marino vuole sbloccare la riconversione di una delle aree più centrali della città: 2mila metri quadrati tra via Torino, Palla e Lupetta, che valgono oro. Fanno parte delle cosiddette zone B2, 147 in tutta Milano. Ma finora sono rimasti abbandonati. «Una ferita da ricucire dopo decenni di degrado», dice lassessore allUrbanistica Carlo Masseroli. Che ha deciso di mettere allasta gli 800 metri quadrati di proprietà comunale (gli altri 1.200 sono privati) con diritti di costruzione annessi. Lobiettivo: far decollare un progetto complessivo e incassare almeno 7 milioni e mezzo di euro. Metà dellarea ottenuta riunendo gli spazi pubblici con quelli già in mano ai privati sarà occupata da case, uffici e negozi. Il resto servirà per servizi ancora da definire Se la vendita allincanto andrà a buon fine, la formula potrà essere adottata anche per altre situazioni finora irrisolte a causa delle complicazioni burocratiche Da 60 anni è un vuoto lasciato dalle bombe nel tessuto urbano. Da 7 non si trova laccordo coi proprietari dei terreni accanto per risanarlo. Ora Masseroli affida limpresa al mercato Spuntano incongrui tra lo struscio e lo shopping del sabato pomeriggio in via Torino: pezzi di mura devastate dalle bombe dellultima guerra, affacciati sul piccolo parcheggio incastrato tra le vetrine. Sono lì da decenni, a pochi passi dal Duomo. «Una ferita nel centro della città», la definisce lassessore allUrbanistica Carlo Masseroli. Che Palazzo Marino tenta di ricucire da anni. Almeno dal 2003, quando venne approvata una variante per trasformare lisolato tra via Torino, via Palla e via Lupetta, in un «luogo pubblico» con la «ricostruzione della corte storica». Un progetto mai realizzato. Ma adesso il Comune ci riprova. E lo fa mettendo allasta la propria porzione di terreno - unaltra parte è privata - con tanto di diritti di costruzione annessi. Lobiettivo: realizzare case, uffici e negozi su 2mila metri quadrati che valgono oro. Incassando almeno 7 milioni e mezzo di euro. In termini tecnici si chiamano B2: 147 aree dal centro (17) alla periferia rimaste escluse dal piano regolatore e abbandonate da sempre. Fino allo scorso maggio, quando lamministrazione ha reso edificabili 10 chilometri e mezzo di città su cui, in teoria, si potrebbero realizzare case per 23mila nuovi abitanti. Nellelenco cè di tutto: dalledificio della Pescheria Claudio di via Ponte Vetero (qui è già in programma un intervento) allex cinema Maestoso di piazzale Lodi, da spicchi di terreno attorno alla stazione Centrale a via Torino, appunto. Qui, al posto dei segni lasciati dalla guerra, sarebbe dovuto partire un progetto di riqualificazione. Larea faceva parte della cosiddetta "variante pilota", il primo tentativo di recuperare cinque centralissime B2 (le altre sono lo slargo delle Cinque vie, via Brisa-Gorani, via Zecca Vecchia-Fosse Ardeatine, via SantAgnese), iniziato nel 2001 quando assessore allUrbanistica era Maurizio Lupi e continuato con Gianni Verga. Nel caso di via Torino, però, loperazione era rimasta impantanata. Troppo difficile, racconta Masseroli, mettere daccordo le esigenze dei proprietari privati che possono decidere su 1.200 metri quadrati di isolato e quelle del Comune che, invece, ne possiede 800. E allora ecco la soluzione per cambiare faccia a unaltra zona: vendere il terreno pubblico, «riqualificando unarea centralissima della città oggi in totale abbandono e incassando una cifra considerevole», spiega lassessore. Un metodo che, se funzionerà, «potrà essere replicato altre situazioni analoghe». Sette milioni e mezzo di euro: è questa la base dasta fissata dallamministrazione, che prova a mettere a reddito un piccolo tesoro inutilizzato. Chi acquisterà il terreno si aggiudicherà anche lopportunità di edificare 1.300 metri quadrati, che andranno ad aggiungersi ai duemila dei privati che possiedono laltra parte dellarea. Perché lobiettivo della giunta è far partire unoperazione complessiva su 2mila metri quadrati per realizzare case, uffici e negozi, e in aggiunta 2.100 metri quadrati di servizi pubblici ancora da definire. Tutto sul mercato. Con i nuovi proprietari (nel caso lacquirente finale sia diverso dallinquilino che oggi condivide la proprietà con il Comune) che dovranno accordarsi con i vicini. La decisione di vendere la quota pubblica di via Torino 29 è stata approvata dalla giunta e adesso dovrà sbarcare in Consiglio comunale per il via libero definitivo. Poi potrà essere approvato il bando. «Il prima possibile», spiega Masseroli. Deciso a sbloccare la situazione: «Quel rudere non può più rimanere così. Lasta era lunico percorso possibile per superare vincoli amministrativi e difficoltà burocratiche».