ARTE ANTICA. UN INCONTRO SULLE TECNICHE DI RESTUAURO DELL'IMPORTANTE MANUFATTO BRONZEO Le analogie tra il portale della basilica veronese e altri di origine bizantina conservati in Puglia È tempo di bilanci in Soprintendenza: l'ultimo incontro prima dell'estate ha ha avuto per argomento il restauro delle porte bronzee della Basilica di San Zeno a Verona. Un ciclo di appuntamenti iniziato lo scorso novembre, dedicato al tema del restauro che ha approfondito innovazioni, tecniche, ruoli, competenze ed esperienze di un mondo troppo spesso dietro le quinte. Il soprintendente Fabrizio Magani ha espresso l'intenzione di organizzare in futuro nuovi incontri in linea con i precedenti che hanno ottenuto consensi sia per l'alta qualità dei contenuti sia per la sede nella quale si sono svolti, il laboratorio di restauro della Soprintendenza di Verona, coordinato da Chiara Scardellato, che ha alle spalle una storia ventennale nell'ambito del restauro di opere provenienti dal territorio. Due gli interventi che nel corso del pomeriggio si sono succeduti, il primo del soprintendente pugliese Fabrizio Vona e il secondo a cura di Fabrizio Pietropoli e Guglielmo Stangherlin, della Soprintendenza veronese. Un dialogo aperto, un confronto vivace sulle tecniche di realizzazione delle porte bronzee di diverse basiliche e cattedrali del sud-est e del nord-est italiani. Dopo un excursus sulla nascita della tecnica della fusione in bronzo e sulla sua rinascita attorno all'anno Mille, Fabrizio Vona passa ad esaminare alcune delle ventisei porte in bronzo figurate conservate di cui cinque si trovano nella sola Puglia. Ancora una volta un primato che rende merito all'Italia, soprattutto in tema di conservazione e tutela del patrimonio storico-artistico. Tante le curiosità che appassionano anche il pubblico di non addetti ai lavori: le porte in bronzo realizzate a Costantinopoli da una famiglia amalfitana venivano inviate in Italia con lo scopo di «promuovere» l'omonima Repubblica marinara, da tempo in crisi. Corsi e ricorsi storici di cui oggi non si stupirebbe più nessuno. Nella Basilica di Monte Sant'Angelo, sul Gargano, su alcune formelle dei battenti in bronzo sono incise «le istruzioni per l'uso», una sorta di regolamento per la manutenzione delle porte. Dagli studi dello staff che ha curato i lavori di restauro emerge, poi, un particolare significativo che offre lo spunto per una nuova lettura: i colori delle illustrazioni delle formelle sono colori ad olio stesi attraverso una tecnica pittorica. Dalla Puglia a Verona e, precisamente, a San Zeno, la basilica romanica che ultimamente ha fatto parlare di sé, proprio per il rientro della Pala del Mantegna, restaurata dall'Opificio delle Pietre dure di Firenze. L'intervento di Fabrizio Pietropoli ripercorre le tappe significative del lungo intervento di restauro sulle porte bronzee, iniziato e concluso nel 1987, ad opera dei tecnici della Soprintendenza veronese Guglielmo Stangherlin, Elisabetta Fedeli, Angelo Nigro, con la supervisione di Paola Fiorentino dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma. Le 48 formelle bronzee dei portali, mai smontati nemmeno durante i lavori, "sono tornate alla luce" e tuttora sono sottoposte ad una manutenzione periodica annuale, a cura dello staff dei restauratori della Soprintendenza, come sottolinea Fabrizio Pietropoli. L'intervento di Stangherlin, più tecnico, passa in esame le varie analisi chimiche e metallografiche: la quantità bassa di cloruri contenute nei metalli utilizzati, può permettere di mantenere le porte in loco, tuttora visibili solo dall'interno, evitando, così, «il trasloco» in un luogo non originario, com'è stato fatto per i portali della Cattedrale di Trani, e, soprattutto, facendo in modo che continui a sopravvivere la loro funzione di «porte». «Piatte» le porte pugliesi, di origine bizantina, come vuole la tradizione delle icone, più plastiche le porte di San Zeno che si differenziano anche nella stesura e nella tipologia del colore, localizzato solo in alcune formelle nella parte inferiore dei due battenti, non più colore ad olio bensì cinabro, malachite, oro, lacca rossa e azzurrite. Analisi e indagini sono la testimonianza dell'operato serio e puntuale della Soprintendenza veronese che, oltre alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio, ha saputo estendere il valore della propria mission, attraverso seminari e conferenze, a un pubblico a volte un po' distratto.