Pd e sindacati: «La bellezza ora a rischio» Il Governo approva all'unanimità in via definitiva la riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali e l'opposizione lancia l'allarme: la bellezza dell'Italia è a rischio. Se in via del Collegio Romano, sede del dicastero retto da Sandro Bondi,si sottolinea che il testo, «improntato a misure di maggiore razionalizzazione, efficienza ed economicità della Pubblica amministrazione, introduce significative innovazioni mirate a esaltare l'azione di tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale nazionale e al contempo restituisce centralità alla salvaguardia del paesaggio nel contesto più generale delle belle arti», la capogruppo del Pd nella Commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni, spiega: «Lo smantellamento della Direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio e la creazione di quella per la valorizzazione non sono le azioni di cui necessita il nostro patrimonio culturale. Servirebbero risorse umane e finanziarie, chiarezza di competenze, decisioni non burocratizzate, collegamento fra direzioni centrali e periferiche; eppure, di tutto ciò nelle proposte del governo non c'è traccia». Insomma, come del resto era annunciato, scoppia la polemica. Il ministero ricorda «l'istituzione della direzione generale per la valorizzazione del Patrimonio culturale, che consentirà maggiore incisività nella promozione e nello sviluppo di questo settore, con lo scopo di garantire una maggiore conoscibilità e fruibilità dei beni culturali. Via la direzione che tutela il paesaggio. Importante - viene ancora sottolineato - anche la costituzione della Direzione generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l'Architettura e l'Arte Contemporanee». Per Ghizzoni, invece, «Bondi ha dimostrato la sua impermeabilità a tutte le critiche che si sono levate, anche all'interno del suo schieramento e del mondo associativo, sul merito e l'opportunità di questa riforma". E Fabio Granata, vice presidente della Commissione antimafia e capogruppo Pdl in Commissione cultura, a confermare la denuncia, quando dice che «con la scomparsa della direzione del paesaggio e delle arti contemporanee resta comunque il nodo di un'adeguata tutela del paesaggio». Quindi, fa notare Granata, «è auspicabile che il ministro Bondi quantomeno individui un metodo, un organismo e un gruppo di professionalità interne al ministero che non disperdano la grande storia di tutela paesaggistica che appartiene al Mibac e che anzi la rilancino in forme nuove e all'altezza dei gravi attacchi a cui ogni giorno è esposto il paesaggio italiano». Critici verso la riforma anche i sindacati. Per la Uil Beni culturali «i problemi del ministero non solo rimangono insoluti ma addirittura si aggravano». «L'aver mantenuto una struttura pesante al centro - commenta il segretario generale Gianfranco Cerasoli - determina ancor di più l'appesantimento della macchina burocratica». Il rapporto tra i diversi centri di responsabilità - aggiunge il sindacalista - ai fini della tutela è vischioso e non produce risultati. A tutto ciò - conclude Cerasoli - si aggiunge «la tonnellata di nomine che si faranno alla fine di luglio ai primi di agosto».