Il ministero: novità nel segno dell'efficienza. E' polemica sul paesaggio Beni culturali, via libera dal Consiglio dei ministri alla riorganizzazione del mastodontico ministero. I tempi sono cambiati anche per effetto del neoministero del Turismo , la crisi morde e snellire non fa mai male. Così, la prima riorganizzazione complessiva nella storia del dicastero di via del Collegio Romano, firmata da un orgoglioso Sandro Bondi, è improntata, spiega una nota del Mibac, «a misure di maggiore razionalizzazione, efficienza ed economicità della Pubblica amministrazione e introduce significative innovazioni mirate a esaltare l'azione di tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale nazionale, e al contempo restituisce centralità alla salvaguardia del paesaggio nel contesto più generale delle belle arti». Ed è qui che scatta qualche polemica. Perché se da un lato, tra le principali novità, abbiamo l'istituzione di due nuove Direzioni generali quella per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, volta a dare «maggiore incisività nella promozione e nello sviluppo di questo settore e garantire una maggiore conoscibilità e fruibilità dei beni culturali», e quella per il Paesaggio, le Belle Arti, l'architettura e l'Arte contemporanea d'altra parte scompare la Darc, ossia la Direzione generale per la Qualità del paesaggio, dell'architettura e dell'arte contemporanea, le cui competenze confluirebbero nella nuova Dg delle Belle Arti. E qualcuno non ci sta. Giovanna Melandri, responsabile Cultura del Pd, critica la «cancellazione della direzione per il Paesaggio che lo stesso Granata, relatore di maggioranza del provvedimento, ha cercato di contestare e di fermare». E Granata, capogruppo Pdl in Commissione cultura, sottolinea da un lato che la riforma «contiene elementi di novità che condividiamo», ma d'altro canto denuncia che, con la scomparsa della Darc, resta il nodo di un'«adeguata tutela del paesaggio», per cui auspica «qualche modifica legislativa in corso d'opera». Ma in via del Collegio Romano gli animi sono tranquilli. «Tutto il pregresso viene in qualche modo riassorbito e non scompare niente», riferiscono fonti vicine a Bondi. Oltretutto, la nascita del ministero del Turismo avrebbe dato una spinta in più per un mutamento di metodologia. «Prima il Mibac sottolineano gli addetti ai lavori era una marea di direzioni generali e dipartimenti. Oggi questa figura pachidermica deve compiere uno sforzo per settorializzarsi, sia per motivi culturali, sia perché mancano le risorse, per la crisi e anche per effetto della gestione Rutelli». E per il sottosegretario Francesco Giro la presunta sottrazione di un'adeguata tutela al Paesaggio è «un falso problema, perché alla nuova direzione generale vengono attribuite funzioni di coordinamento, mentre i veri poteri di amministrazione attiva sono assegnati alle direzioni regionali». Dunque, «le loro funzioni di tutela non subiranno alcuna attenuazione se a livello centrale il coordinamento è assicurato dalla nuova direzione unificata».
Beni culturali, ecco la riforma
Il ministero dei Beni culturali ha approvato una riorganizzazione complessiva, con la creazione di due nuove Direzioni generali: una per la Valorizzazione del Patrimonio culturale e una per il Paesaggio, le Belle Arti, l'architettura e l'Arte contemporanea. La Direzione generale per la Qualità del paesaggio, dell'architettura e dell'arte contemporanea è stata cancellata. La cancellazione ha causato polemiche, con la critica di Giovanna Melandri, responsabile Cultura del Pd, e la denuncia di Giancarlo Granata, capogruppo Pdl in Commissione cultura.
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