Danze e concerti improvvisati in via Manzoni In 200 bloccano la piazza davanti al teatro per protesta contro il taglio di 10 milioni e la mancanza di risposte sulle riforme di ballo e lirica Angeli, plié e prese in arabesque di ballerine in tutù con il sottofondo sinfonico del Va Pensiero, improvvisato da viola e violoncello in mezzo alla strada, e accompagnato da fischietti e trombe da stadio. Alla fine di unassemblea dei confederali e del sindacato autonomo Fials, i lavoratori della Scala, circa duecento, si sono trasferiti in piazza, davanti a Palazzo Marino fino in Galleria Vittorio Emanuele, per protestare contro i problemi che investono il teatro, bloccando per un paio dore, a intermittenza, il traffico di via Manzoni. "Basta tagli alla cultura" e "Usciamo dagli schermi" gli striscioni. Nel mirino, anzitutto, i tagli del ministero dei Beni culturali al Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, che per il Piermarini significano una sforbiciata di 7,6 milioni più altri due di perdita (ancora in forse) dalla Provincia. Quasi dieci milioni in meno che per ora, sul prossimo cartellone, influiscono in minima parte, si rifarà una vecchia produzione (Il Rigoletto) al posto di una nuova più cara (I Vespri siciliani). Ma che mettono a rischio organico e futuro. «Sono sei mesi che il governo promette ma non mantiene nemmeno limpegno di sedersi ai tavoli - attacca Domenico Dentoni, segretario generale Uil - . Questi tagli mettono in seria difficoltà la cultura lirica». Sandro Malatesta, segretario della Fials, accusa: «Il governo è miope, attorno alla cultura cè un indotto che crea ricchezza». Non si parla di scioperi, per ora. Ma qualcuno pensa ad azioni clamorose, tipo andare in scena in mutande, lidea di un corista. A peggiorare il quadro si aggiungono il malessere per il contratto nazionale, scaduto da oltre due anni, e la mancata riforma per il corpo di ballo, che riporti letà pensionabile a 45 anni dai 52 attuali. «Così il ricambio generazionale è bloccato», denunciano i molti ballerini aggiunti e precari. «Conta più X-Factor che la vera cultura», si accanisce, viola in mano, Francesco Lattuada, uno dei circa 130 orchestrali (su oltre un migliaio di lavoratori scaligeri). In più una serie di accuse: «Si fa carriera solo se sei "figlia di" o hai appoggi politici», denuncia una ballerina solista in causa con il teatro per mobbing. Sulla riforma che investirà le fondazioni liriche, infine, non si conoscono ancora dettagli. Qualche novità, come leventuale qualifica di teatro nazionale per Scala e Accademia di Santa Cecilia, potrebbe emergere venerdì dalla riunione di sindacati e Anfols, associazione delle fondazioni liriche e sinfoniche.
MILANO - Scala, gli orchestrali in strada "Il governo uccide la cultura"
In piazza davanti al teatro alla Scala, circa 200 lavoratori si sono riuniti per protestare contro i tagli del ministero dei Beni culturali al Fondo unico per lo spettacolo (Fus) e per la mancanza di risposte sulle riforme di ballo e lirica. I lavoratori hanno bloccato il traffico di via Manzoni per un paio d'ore, con striscioni che chiedono "Basta tagli alla cultura" e "Usciamo dagli schermi". I tagli del ministero dei Beni culturali hanno messo in seria difficoltà la cultura lirica, con la possibilità che si rifarà una vecchia produzione al posto di una nuova più cara.
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