Una mostra e un libro di Lorenzo Ventavoli raccontano la prima sede della collezione ora esposta alla Mole Aveva due occhi, due braccia, due gambe, come tutti. Un viso antico, i capelli raccolti in uno chignon. Lo sguardo indagatore, acuto. Era piccola e magra. Dotata di un volitivo fascino mediterraneo, riconosce chi lha frequentata. Aveva tenacia e passione assoluta. Sembrava una persona, una come tante, una donna timida e altera, e invece era il cinema, tutto il cinema immaginabile e catalogabile. Era la memoria, la storia, lavventura del cinema, sin dalle origini. Era il Museo del Cinema, colei che lo ha partorito come carne della sua carne. Si chiamava Maria Adriana Prolo, classe 1908, da Romagnano Sesia. Era conosciuta come la Signorina, unarcheologa in missione nel mondo della celluloide. La Signorina del Cinema, appunto. E del Museo, naturalmente. Ovvero, la Signorina di Palazzo Chiablese, dove il Museo del Cinema aveva casa. Dove è rimasto per quasi trentanni, dal 27 settembre 1958 ai primi di gennaio del 1985: un antro delle meraviglie e delle visioni che era un intreccio di stanze e corridoi, con una sala sghemba dove si proiettava il mondo in forma di immagini e di storie, dove il passato e il presente sincontravano per il piacere degli appassionati di cinema. E lei tutto governava, inducendo un po di soggezione, prima da un piccolo studio e poi da una grande stanza al piano terra, protetta dietro una pesante porta su cui un cartello annunciava: direzione. Quel tempo lì, gli anni Sessanta e Settanta; quel luogo lì, Palazzo Chiablese come sede del Museo, chiuso dopo lincendio e la tragedia del cinema Statuto; quella figura lì, Maria Adriana Prolo, paziente sognatrice, collezionista infaticabile, vengono ora ricordati con una mostra (sinaugura martedì prossimo, una trentina di fotografie esposte sulla cancellata della Mole), e con una pubblicazione curata da Lorenzo Ventavoli. Liniziativa è del Museo che celebra in questo modo sia la sua mamma (altro che fondatrice, vera madre che ha cresciuto e fatto sopravvivere un vero figlio, quando nessuno lo voleva e non sapeva che farsene) sia la sua prima casa. Mostra e pubblicazione sintitolano «Cera una volta. Il Museo nazionale del Cinema a Palazzo Chiablese (1958-1985)». Il volume raccoglie i ricordi di alcuni inossidabili cinefili, divoratori accaniti di pellicole, che sono andati a rifarsi gli occhi nella saletta di Palazzo Chiablese e poi sono diventati quelli che sono. Da Giovanni Conso a Bruno Gambarotta, da Diego Novelli a Gianni Volpi, da Alberto Barbera a Steve della Casa, da Giulia Carluccio a Sergio Toffetti e a Daniele Pianciola, giuristi e scrittori, studiosi e politici, critici e organizzatori. A tenere insieme le testimonianze, lintroduzione di Lorenzo Ventavoli, che srotola il filo dei ricordi, una memoria felice. Così schizza la Signorina del cinema: «Una donna a 360 gradi. Era stata una figlia devotissima alla madre, cui dedicò il primo volume della storia del cinema muto italiano, una giovane suonatrice di violino che accompagnava la sorella, suonatrice di pianoforte, giocava a tennis, sciava e amava i boschi del paese natio». Di professione, fondatrice di musei - così riassume-, anche di quello Storico Etnografico della Bassa Valsesia, su a Romagnano. Una donna convinta che bisognasse raccogliere i documenti di unindustria come il cinema che, creatasi da sé, aveva fatto conoscere Torino in tutto il mondo. Nel 1941 aveva pensato al museo. In quellanno ha avuto a disposizione due stanze al secondo piano della Mole. Ma di vero e proprio museo si può parlare solo sedici anni dopo, con lapprodo a Palazzo Chiablese, dove sono passati Hitchcock e Fellini, René Clair e Mario Soldati, tutti quelli che avevano a cuore il cinema. Naturalmente anche Henri Langlois, padre della Cinémathèque Française, laltro solitario che a Parigi nello stesso periodo archivia e organizza il cinema, ne studia e recupera il passato per costruirne il futuro. Testimone inoppugnabile, certifica: «NellItalia danteguerra Maria Adriana Prolo comincia la sua storia del cinema. Senza le sue collezioni e la sua passione accanita, non sarebbe rimasto nessun ricordo del cinema muto italiano. Tutto disperso e dimenticato». E nemmeno Torino sarebbe quella che è.
PIEMONTE - La Signorina Prolo a palazzo Chiablese
La mostra e il libro "Cera una volta. Il Museo nazionale del Cinema a Palazzo Chiablese (1958-1985)" celebrano la figura di Maria Adriana Prolo, fondatrice del Museo del Cinema e sua prima casa, Palazzo Chiablese. Maria Adriana Prolo era una donna convinta che il cinema fosse un'industria da raccogliere e documentare, e aveva fondato il Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia. Nel 1941 aveva pensato al museo del cinema, ma solo sedici anni dopo, con l'approdo a Palazzo Chiablese, aveva potuto realizzarlo. Il museo era diventato un luogo di incontro per registi e critici, come Hitchcock, Fellini, René Clair e Mario Soldati.
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